domenica 26 luglio 2009

Ne pensiamo: speriamo bene

Abbiamo incontrato oggi, il giorno 24, "ventiquattro e di colpo inopinato", tra le undici e le dodici e trenta di questo rovente luglio, Pasquale Belfiore.

Perché ha voluto riceverci?

Perché il collega Fulvio Ricci che proviene da esperienze politiche extraparlamentari chiama e chiede incontri. E fa bene a farlo. Senza di lui noi non l'avremmo chiesto.

Belfiore ha ricevuto Coordinamento Architetti, l'ADA, Libera Architettura.

Non uso titoli: né professore, né assessore: perché Belfiore è intellettuale raffinato e io ricordo la bella intervista a Citati a "Che tempo che fa" su Rai Tre. A lui il dott. Fabio Fazio, con un atteggiamento sospeso tra il riverente e l'entusiasta contrattualizzato (dalla Rai) chiedeva e (gli) chiedeva il titolo con cui poteva appellarlo durante l'intervista.

Citati rispose schivo: "mi chiami Citati".

E dunque Belfiore ci ha spiegato; ci ha messo al corrente fuori da ogni demagogia, nel dettaglio, della idea che struttura quella che definiremo "operazione centro storico".

Che ne pensiamo?

Ne pensiamo: speriamo bene.

Che può fare una associazione di architetti? Può mettere a disposizione di tutti i curricula dei propri soci e dei propri simpatizzanti, sperando che bastino.

Che possono fare due associazioni di architetti? Manifestare il proprio interesse secondo le procedure che sono state stabilite.

E tre Associazioni? La rivoluzione.

Ma non contro procedure legittime che il Comune e la Regione certamente metteranno in atto. Né, tanto meno, contro Belfiore.

Contro una legge che misura la qualità con la quantità (codice appalti), che domani mattina chiederà numeri e non lettere né impegno, contro l'istituto dell'appalto integrato che mette insieme il diavolo e l'acqua santa (che non verrà, però, utilizzato per le procedure del nostro centro storico).

E poi? E poi che possono fare? Possono essere vigili, attente, collaborative e pungolatici perché quanto è nelle intenzioni sincere sia poi nei fatti.

Perciò speriamo bene.

Noi (il plurale è "modestiae" non, per ovvi motivi, "maiestatis") apparteniamo a una generazione che ha provato bene sulla propria pelle che cosa significa "fare l'architetto". Sappiamo bene che con il nostro lavoro non riusciamo che a sopravvivere. Ma non importa. Questo non conta. Anche perché è l'unica cosa che sappiamo (talvolta) e possiamo fare.

Questa attenzione al tema non comincia, pertanto, per "I" come incarico, non comincia per "V" come visibilità. Comincia per "D"come dignità. Un po' di dignità. Non tantissima. Come un po' di Giustizia, non troppo, con " B" di Bellezza, un po' di Bellezza intesa come ricerca, come - si direbbe in gergo giuridico- "obbligazione di mezzi e non di risultati".

E poi, non ce ne voglia Belfiore, c'è anche un'altra questione che sussurriamo con pudore: ….c'è che il centro storico di questa martoriata città è, come lei ben sa, "il cuore del nostro cuore": è, come dire, di tutti, e fuori da ogni retorica e retrospettiva storica, è il mio, il tuo, il suo, e di tutti quelli che in questo momento ci leggono.

Tutto qui. E non è poco.

In attesa degli asili nido i piccoli scriveranno, come solo loro sanno fare, una manifestazione di interesse per " la Casa della Nutella". Hai visto mai che il sogno diventi realtà?

Certo, se fossimo a Parigi…….

"Ourvuare"

Antonella Palmieri

sabato 27 giugno 2009

Se fossimo a Parigi

Se fossimo a Parigi, in una stanzetta del secondo piano della” Maison de la Ville” o chissà dove, troveremmo appesi al muro i grafici che descrivono un progetto per il centro storico; capiremmo quale è la idea generale operativa e, puntando il dito, magari su un touch screen, visualizzeremmo l’area dove si tenta una rifunzionalizzazione, quella in cui prevale la messa in sicurezza, più giù capiremmo che si riconnette il tessuto urbano, più avanti si ripristina…, a destra si scava; insomma rintracceremmo una logica, né buona né giusta: una idea organizzativa da condividere o meno.
Avremmo anche un piano generale di cantierizzazione sostenibile per far sì che gli abitanti prendano coscienza di quanto si farà, collaborino e soffrano i minori disagi possibili per il minor tempo compatibile con quello che si vuol fare.
Se fossimo a Parigi forse ci sarebbe anche una maquette, chissà… dove privati cittadini, tecnici, curiosi, arrabbiati, entusiasti, pensatori liberi e non potrebbero, volendo, andare e capire con immediatezza.
Mi chiedo, a Napoli, dove è visibile tale materiale. Non chiedo la luna: chiedo un indirizzo con un numero civico, una stanzetta e qualche informazione. Dovuta, credo , al fine di prendere atto del faticoso lavoro fatto nel tempo da altri, ringraziarli e, se del caso, far sentire la mia approvazione o il mio dissenso.
Sono certa che questo indirizzo esiste perché se non esistesse dovremmo seriamente preoccuparci.
Avremmo alcuni numeri (importo dei vari finanziamenti), avremmo un consistente numero di preesistenze su cui dover intervenire, un tessuto urbano in sofferenza evidente, e in mezzo? In mezzo, se non ci fosse una idea ordinatrice e informatrice chiara, che ci sarebbe, l’arrembaggio? L’abbinamento a sorte tra edificio, finanziamento e, magari, tecnico incaricato? Un sorteggio e tre piccioni? Una solita “cabina di regia”? Magari su di un documento condiviso chiuso all’interno delle tavole di concertazione? Non può essere.
Deve esserci questo posto, magari modesto, in cui tutto è chiaro, ordinato, pronto, visibile, dove il lavoro svolto ha preso forma, come accade in tutte le città civili.
Infuriano intanto sui giornali (ed è un bene) diverse visioni sull’argomento e entra, di soppiatto ma con la forza del caso, una domanda, anche questa semplice: chi opera dal punto di vista tecnico? Come dire, chi progetta? E’ una domanda interessante.
Escluso il sorteggio “tre piccioni”mi chiedo che accadrà. Lungo elenco quello dei professionisti… Come si procederà? Certamente, come per legge, mediante il confronto a cinque sotto i centomila euro? Gara sopra soglia? Insomma secondo la bisogna? C’è già qualche progetto pronto? C’è quasi sempre qualche progetto già pronto da poter utilizzare, magari buono. Insomma che si fa? Queste procedure amministrative richiedono un proprio tempo tecnico ineludibile che sarà stato ovviamente calcolato. C’è un posto dunque dove è possibile attingere tali informazioni sulla procedura dedicata e delicata ? E’ il secondo indirizzo che sarebbe utile avere. Oppure, mi chiedo, per ottimizzare le risorse, esso è stato situato nella stanza accanto a quella della Maquette?
Quando sui giornali appaiono (a febbraio, come i più volenterosi potranno riscontrare) articoli del tipo “Pronti a partire per il Centro Storico”, che vuol dire? Che tutta la fase ideazione/organizzazione è stata espletata? La comunicazione, devo dire, risulta meno curata ma… non si può avere tutto. Gli sforzi di chi ha pensato non sono adeguatamente diffusi né valorizzati. E non si può farlo attraverso qualche rapido convegno sul tema… Come dire è mezzo inefficace e si sa bene.
Comunque è un gran risultato: Bene, anzi Benissimo. E le forze retrive e picconatrici in questa città non inizino a salmodiare e a remare contro. Chi può intoni un Alleluia, gli altri tema libero. Manifestazioni di giubilo invadano le strade!
Certo se così non fosse… Ma non è possibile neanche pensarci, se così non fosse la materia si farebbe incandescente, indecente, inaccettabile, impraticabile, insopportabile. Ma no, ma no, avremo la nostra maquette.
In mancanza avremmo un terzo, unico indirizzo, cui rinviare la faccenda. Uno solo.

Antonella Palmieri

venerdì 26 giugno 2009

(per) bocca di Rosa

240 milioni, prelevati dalla misura 6.2 del Por 2007-2013, sono gli investimenti previsti sul patrimonio edilizio, architettonico e cul­turale della città. Un ulteriore investi­mento complessivo di 140 milioni è destinato al miglioramento della mobilità (Ztl, parcheggi) o aiuti alle imprese in par­ticolare della zona Mercato e ai Quartieri Spagnoli (Pro­getto Bassi). Il Programma integra­to urbano o Piu-Europa per Napoli, altrimenti detto Grande Programma per il Centro Storico, impegna oltre 68 milioni sul re­stauro di chiese e complessi conventuali e sulla rifunzio­nalizzazione ad uso culturale di edifici pubblici, 40 milio­ni, compresa, ad esempio, la sistemazione definitiva dell’ex Ospedale militare ai Quartieri Spagnoli ed altri 171 milioni sulla «accoglienza», investendoli ancora su edifici religiosi ma destinati a diventare residenze stu­dentesche e alberghiere, o sull’arredo e la riqualificazio­ne di spazi urbani, su scavi archeologici (come l’Antica­glia), sulla sicurezza urbana (illuminazione) e la riqualifi­cazione delle aree mercatali storiche.

Lascio ad altri la facoltà di fare i conti ma sono parecchi soldini, oltre 500 milioni di euro. L'occasione è ghiotta e allora i soliti noti, supportati o a supporto dal gruppone di turno, scendono in campo con lettere e propositi di ottimi intenti. Ma si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio…

La politica degli annunci vuole che a settembre si aprano i cantieri, vabbè… lasciamo stare questo aspetto. Ma i progetti? E gli incarichi? E allora tutti a parlare di qualità, trasparenza, persino il parroco che non disprezza, fra un miserere e un'estrema unzione, il bene effimero della bellezza, la vuole accanto in processione.

Del programma si sa poco così come poco si apprende dagli scarni comunicati stampa circa i “tavoli” ufficiali. Ma una notizia, un po' originale che evidentemente non ha bisogno di alcun giornale perché come una freccia dall'arco scocca e vola veloce di bocca in bocca, è stata ribadita con fermezza: nessuna demolizione. E pure a girare per i vicoli del centro storico si notano edifici post bellici che oltre a sferrare un pugno nello stomaco sono anche ridotti male dal punto di vista della vivibilità e della manutenzione e nessuno dotato di un minimo si senno può pensare che liberare qualche migliaia di metri quadri possa compromettere la severa teoria della scacchiera ippodamea… Probabilmente si intende evitare le complicazioni derivanti dallo spostare alcune centinaia di famiglie, come sarebbe doveroso nello scandaloso caso della muraglia di Piazza Mercato, a discapito di cultura, accoglienza, vivibilità e pubblica utilità. Speriamo vivamente di essere smentiti.

Tornando agli incarichi e senza polemiche crediamo che il sorteggio abbia avuto scarsi risultati in termini di cambiamento e novità, tant’è che come criterio di affidamento ha avuto vita ancora più breve del felice periodo bassoliniano. Anche la proposta delle “tre fasce professionali” controllate dall’Ordine appaiono incastri macchinosi e non assicurano obiettivi di qualità. Così come le gare con il “prezzo più basso” o con il “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

Allora non ci resta che (piangere?) il concorso. Ma un concorso snello, veloce, in forma palese e sottoposto al giudizio della cittadinanza. Una tavola, a matita, disegnata da una mano collegata ad un cervello, che rispetti un quadro economico preciso e circostanziato e un’accorta indicazione prestazionale per ogni ambito di intervento. Vuoi vedere che si chiariscano meglio tutti questi fantasiosi programmi?

(E fu così che da un giorno all'altro bocca di rosa si tirò addosso l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso)

Luciano Marini

sabato 20 giugno 2009

Utopia – Eresia – Bellezza

L'INTERVENTO DI MARIO PERSICO AL CONVEGNO "LA CITTA' E LA METROPOLI" DEL 18 GIUNO


di Mario Persico

Chiedo scusa per non poter essere qui con voi, ma una stenosi intestinale mi ha costretto a ricoverarmi e a constatare di persona che la vita degli esseri umani e degli animali dipende inevitabilmente dalla defecazione.
Il mondo, ahimè, è edificato sulla merda. E questa non è né utopia né eresia. Del resto, la “merda” e la “Merdre” di Jarry differiscono per una sola “r”.
Ho ritenuto pertanto opportuno essere presente con un mio breve e certamente banale scritto sul tema che vi accingete ad affrontare. Tuttavia mi sento un intruso fra tanti specialisti e uomini di cultura: io sono soltanto un pittore con qualche curiosità e un po’ di disordinate letture alle spalle.


L’Utopia, a mio avviso, è il prodotto di un pensiero libero da qualunque potere religioso o politico. E’ sempre esistita; non a caso uno degli esempi di utopismo più evidente è La Repubblica di Platone del IV secolo a.C., anche se il termine è stato coniato, se non vado errato, nel ‘500.
Sul termine vi è stata un’interrotta disputa filologica che dimostra che l’Utopia non è un sistema chiuso anche se ancora oggi prevale la convinzione che essa è sinonimo di chimerico, irrealizzabile, impossibile. Gli utopisti sono considerati dei visionari, privi del senso di realtà, e questo probabilmente perché la realtà che nominiamo è ritenuta prendibile, mentre essa non è altro che la fluttuazione di uno sbiadito intreccio di teatro d’ombre dove un piccolo fremito, un alito di vento, può distorcere in anamorfosi illeggibile l’immagine che credevamo di avere conquistata. La realtà è, esiste; forse dipende dal silenzioso determinismo della natura, ma per noi essa è intraducibile, indicibile, allusa ed elusa dalla profusione di metafore grazie alla quale reperiamo la forza di sopravvivere. E’ il potere politico a fare di tutto per raggiungere la metafora definitiva e quindi la convinzione dell’esistenza di una realtà assoluta, per poter imporre la propria onnipotenza e tracotanza. Molta arte nasce dalla consapevolezza dell’implausibilità del reale e per questo la vedo vicina alla grande scienza. Penso all’indigenza allusiva che lo stesso Einstein riscontrava nei segni della sua formula della relatività. Si tratta allora dell’indigenza del lavoro intellettuale , l’indigenza della condizione umana, della consapevolezza di una distanza incolmabile della verità dal reale, di quel coraggio di tenere aperta la ferita tra sé e il mondo. Se non ricordo male è stato Adorno a parlare per primo della capacità di “mantenere lo sguardo fisso all’orrore”.
Bene, checché ne pensino gli scettici, la Patafisica, questa strana scienza delle soluzioni immaginarie, ha sempre saputo riumanizzare l’orrore attraverso l’ironia, il riso, la comicità, lo sberleffo.

L’Utopia non può esistere senza immaginazione. L’ “immaginazione -ha scritto Bachelard- più che inventare cose e drammi, inventa vita nuova; apre occhi che hanno nuove possibilità di visione”.
L’immaginazione dei patafisici non è quella indotta da sistemi culturali dipendenti dalle grandi autocrazie bensì dalla capacità di osservare il mondo da un’angolazione visuale diversa e, quindi, tesa a mettere in campo quelle linee di fuga che modificano il gioco relazionale del potere e di qualunque controllo. In questo senso anche l’Eresia è, in qualche modo, utopistica poichè tende a porre in crisi il dogmatismo di poteri non solo religiosi.
Di eretici la storia del mondo è piena (penso a Galilei, a Bruno, a Moro), persone che pensavano col proprio cervello. Libertà, questa, che oltre a porre in discussione convinzioni prive di qualunque concreto supporto è spesso riuscita a produrre fessure e interstizi nel corpo possente delle istituzioni di potere, attraverso cui è stato possibile insinuare l’inattendibilità di qualunque certezza e a praticare metodi eretici. Quindi ritengo che l’Utopia e l’Eresia sono l’essenza della cultura, la volontà di andare oltre ciò che riteniamo di conoscere, quell’ “andare verso un fantasma” di cui ha scritto Paul Valery nella bella lettera sui miti. La buona cultura è sempre utopistica; penso a Rabelais, Swift, de Bergerac, Ducasse, Roussel, Gaudi, Satie, Buñuel, Leger, Clair, Duchamp, Ernst e altri ancora tra cui Jarry, Vian, Queneau, Baj - ma l’elenco potrebbe continuare per parecchio.

Circa la Bellezza devo dire che mi riesce difficile ritenere che questo “sentimento” possa confluire pienamente nell’Utopia od Eresia anche se un progetto utopico o un comportamento eretico possono senza dubbio essere ritenuti belli oltre che buoni.
Ho l’impressione però che la bellezza dipenda troppo da una data cultura o epoca storica. Inoltre, all’interno di esse, numerosi e contrastanti sono i pensieri relativi al suo significato.
Basti pensare al severo rifiuto di Freud dell’Espressionismo e del Surrealismo, placatosi appena un poco dopo l’incontro con Dalì. E si capisce perché; senza poi tener conto di ciò che i popoli primitivi consideravano bello. Vi sono stati scrittori, come ad esempio Jaen-Iacque Rousseau, convinti che il bello sia strettamente legato al buono o addirittura sia la stessa cosa. Artisti come gli informali che hanno trovato nell’uso di certi materiali, nell’esplorazione rigorosa di una screpolatura, di un grumo, di un pezzo di stoffa, una bruciatura, una diversa bellezza. Ma si tratta sempre di valutazioni soggettive.
Per quanto mi riguarda, ritengo che il problema in arte non sia quello di rincorrere una presunta bellezza ma piuttosto una nuova interpretazione del mondo attraverso la materialità di un linguaggio che scaturisce dalla poetica del suo artefice. Comunque, si tratta di un tema ricco di insidie dal momento che esiste una bellezza quotidianamente consumabile che poco ha a che vedere con la bellezza di cui intendiamo parlare ed è molto difficile separare l’una dall’altra. Si tratta, per non creare equivoci, di tener conto delle derivazioni politiche di alcune asserzioni e convinzioni. Io, da patafisico, penso che il bello sia quasi frutto riposto nell’immaginazione e nella volontà di cambiare questo mondo, anche se consapevole che non basti dire “Olè’” per uccidere il toro.
Possiamo tuttavia pungolarlo senza isteria o nervosismo, con serenità e col sorriso sulle labbra.
Siamo indifferenti verso la verità del reale, convinti che possiamo servirci solo di metafore che ammiccano alla propria inconsistenza. Inconsistenza che non tanto stranamente può concorrere con altri mezzi a minare la certezza di un sistema che per la propria sopravvivenza si serve di molteplici strumenti mediatici per decervellare unicamente l’umanità.
Non intendo continuare ad annoiarvi e, in attesa di vedere più spesso me stesso in un pitale, vi pongo faustrollici saluti e l’augurio di buon lavoro.

CONSIGLIO ORDINE, DICHIARAZIONE del CONSIGLIERE ARCH.FULVIO RICCI

CONSIGLIO ORDINE ARCHITETTI P.P.C. DI NAPOLI E PROVINCIA DEL 11.06.2009

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIERE ARCH.FULVIO RICCI

Dichiarazione del Consigliere Arch.Fulvio Ricci relativa al punto dell’odg:
“Elezioni suppletive del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. – SOSTITUZIONE DEL CONSIGLIERE PRESIDENTE ARCH. RAFFAELE SIRICA DECEDUTO, art. 5 DPR 8 luglio 2005 n.169.

Premesso,
che ritengo doveroso un sano ricambio della classe dirigente degli Ordini Provinciali e Nazionale, che nel caso di Napoli, si è particolarmente distinta per una continuità esasperata nella permanenza nell’ambito della dirigenza professionale:

Esprimo,
il mio Voto negativo all’indicazione dell’attuale Presidente Paolo Pisciotta a Candidato per il posto resosi vacante in seno al Consiglio Nazionale Architetti.

Avrei gradito,
interpretando coscientemente la gran parte degli Architetti Iscritti, un sussulto di democrazia e progresso, che avrebbe previsto preventivamente, un capillare confronto con tutta la Categoria al fine democraticamente di indicare, un Candidato di tutti gli Architetti in grado di rappresentare le istanze, le problematiche e i disagi che vivono in maniera drammatica i Liberi Professionisti.

Mi corre l’obbligo,
di rappresentare che negli ultimi quindici anni, la condizione della Professione dell’Architetto in Italia è stata marginalizzata da logiche economiche antagoniste all’etica sociale e professionale, fino alla dissoluzione dell’autonomia e della terziareità del ruolo professionale.
Questa deriva, emerge purtroppo, tenendo conto che le Rappresentanze della nostra professione non sono state capaci, né di contrastare efficacemente tali processi, né di proporre attivamente un percorso di rinnovamento e di gestione cosciente del cambiamento.

Napoli 11 giugno 2009

Fulvio Ricci

sabato 13 giugno 2009

Archistars? All'Ordine!

È auspicabile che nel dibattito sulla professione di architetto siamo coinvolte tutte le figure che si occupano di trasformazione del territorio e di Governance in generale, in quanto gli effetti delle decisioni, del lavoro e molto più frequentemente degli errori commessi, configurano il territorio che viviamo, il paesaggio che vediamo, le strutture che abitiamo. La qualità ci appare come il problema cardine e la prima considerazione a freddo, sulla quale poi ritorneremo è che se gli Ordini degli Architetti tendessero il loro sforzo verso la valorizzazione e il sostegno della qualità professionale, qualcosa dovremmo pur leggere a scala diffusa e non solo accontentarci delle eccezioni.
Concordo con i quattro (cinque) punti che il documento programmatico in progress individua come assi della consultazione, fulcri intorno ai quali interrogarsi e sintetizzare volontà e obiettivi. Dalla perequazione degli incarichi alla trasparenza, dalla correttezza delle procedure alla qualità del progetto, dal funzionamento dell’Ordine alla deontologia. Nulla toglie però che questi punti aumentino di numero o confluiscano in temi conseguentemente più estesi.
Premesso questo, e concordando sul fatto che l’azione di modifica o abolizione della legge 163 è necessaria ma lungi dal venire senza compattezza degli attori coinvolti, la prima iniziativa che appare non procrastinabile, è una profonda riforma dell’Ordine.
Innanzitutto stride il fatto che un ente autorevole e rappresentativo abbia una struttura così apicale da escludere qualsiasi posizione operativa intermedia. Un presidente, una miriade di vicepresidenti, qualche consigliere e alcuni dipendenti. A fronte di un così cospicuo bilancio annuale, qualsiasi amministrazione o istituto interessato alla produzione esigerebbe una strutturazione predisposta alla progettualità e aperta verso le esigenze mutevoli degli utenti, un organismo snello ma volenteroso di confrontarsi e proporsi in tutti i processi di trasformazione.
Un istituto predisposto alla diffusione della cultura architettonica dovrebbe limitare l’aspetto narcisistico del mettere in luce le solite emergenze, poiché corrispondono a elementi sporadici e microscopici rispetto alla grande mancanza di qualità diffusa che conforma concretamente il territorio. Pubblicizzare le brutture, indagare le periferie, analizzare gli errori progettuali. Spostare insomma, l’attenzione, dalle archistars o aspiranti tali, ai processi di analisi e sperimentazione urbana, come la creazione di Laboratori permanenti di democrazia urbana, attivi e propositivi in tante città in Italia ed in Europa.
Sarebbe auspicabile a nostro avviso, per quanto riguarda il rapporto con le PA, inserire nel procedimento di Validazione del progetto di opera pubblica, cui le amministrazioni sono sottoposte, il nullaosta dell’Ordine, in modo da incidere sui veri interlocutori delle trasformazioni urbane e ambientali e spingere nella direzione della trasparenza degli incarichi e della correttezza delle procedure senza ovviamente pregiudicare l’autonomia gestionale o interferire con l’interesse d’ufficio. Si colmerebbe quella lacuna che permette ad una enorme quantità di progetti non ricadenti in aree vincolate, di evitare qualsiasi verifica di compatibilità ambientale, di tralasciare ogni tipo di responsabilità di qualità architettonica.
Sul fronte del rapporto con i committenti, soprattutto con i privati, l’Ordine dovrebbe assumere un ruolo di tutela diretto, più consono alla funzione di una contemporanea agenzia intesa come partner, attenta ai servizi da offrire e alla qualità architettonica da assicurare.
Si potrebbe introdurre per esempio, sul modello spagnolo, l’obbligo di subordinare il rilascio di permessi e autorizzazioni all’attestazione di avvenuto pagamento al professionista incaricato; l’Ordine - di concerto con la Cassa - assumerebbe ruolo di controllo intermedio delle parcelle, assicurandone trasparenza e conformità. Si realizzerebbe così una fiscalità finalmente reale perché legata alle attività svolte e si eliminerebbe così anche la piaga dei “vecchi professionisti” che timbrano di tutto per pochi euro.
La discussione sulla riforma delle professioni nel nostro paese è in corso e necessita del nostro parere. Ci trovano d’accordo le ipotesi di: riduzione del termine del tirocinio, che non può durare più di un anno; l'introduzione di un equo compenso e la possibilità di fare stage anche nell'ultimo periodo del corso di studi; l'introduzione del concorso nazionale, per cancellare la cosiddetta realtà del “turismo concorsuale”; la riduzione della durata delle cariche all'interno degli ordini professionali e la loro limitata rinnovabilità; l'avvio di iniziative a sostegno dei giovani meritevoli che saranno aiutati dagli stessi ordini professionali ad entrare negli studi già avviati''. Sono invece ancora da mettere in luce e da regolamentare le attività riservate a determinate categorie professionali come gli Architetti, (Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) che affrontano la concorrenza sproporzionata di Ingegneri che possono spaziare dall’agroalimentare all’aerospaziale potendo nel contempo firmare progettazioni ad ogni scala.
Consideriamo, in conclusione, le proposte “operative” sopra esposte, in quanto gestibili direttamente dall’Ordine, in convenzione con i comuni, con gli altri ordini, con i Ministeri e tutti i possibili enti. Attività che, con l’obbiettivo della qualità architettonica e della correttezza dei rapporti e delle procedure, porterebbero ad una auspicabile trasformazione della professione, superando le accuse di “corporativismo e trasversalismo” che puntualmente ricadono sulle “caste” professionali, rimproverate di “difendere soprattutto le proprie posizioni di privilegio per pensare davvero ad ammodernare il sistema, a rendere il paese più competitivo, impedendo la definizione di una riforma organica del sistema professionale”. Riforma che appare necessaria e fondamentale per la maggior tutela degli interessi costituzionali del cittadino e per lo sviluppo del Paese.

Luciano Marini

martedì 9 giugno 2009

LA BELLEZZA E LA CITTA'

gentili colleghi,

siamo lieti di invitarvi all’incontro del 18 giugno c.a. sul tema de

La bellezza e la metropoli tra utopia ed eresia

L’iniziativa tende a cogliere l’enorme bisogno che in molti sentiamo di ricercare un senso per continuare ad occuparci con entusiasmo del nostro mestiere nonostante lo sfascio culturale in cui versa la nostra città.

I Relatori sono i seguenti:

Dario Giugliano, docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli

Francesco La Regina, architetto, docente di Restauro architettonico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II

Mario Persico, artista, Rettore dell’Istituto Patafisico Partenopeo

Antonio Vitolo, analista, Associazione Internazionale di Psicologia Analitica

Mimmo Grasso, poeta

Cynthia Penna Simonelli, curatrice e critico d’arte

Giacomo Ricci, architetto, docente di Tecnologia dell’Architettura, Università G. D’Annunzio Chieti - Pescara

modera: Antonio Fiore

sabato 9 maggio 2009

riceviamo da "edizioni CHIARELETTERE"


"Siamo lieti di comunicare che a partire da oggi, 8 maggio, è in libreria il libro di Oliviero Beha, I nuovi mostri, edizioni Chiarelettere, che nella robusta Appendice "Resistenze ai nuovi mostri" include il nominativo della sua Associazione. La ringraziamo per aver aderito al nostro invito volto a censire chi in Italia si impegna contro lo sfascio culturale e quindi politico e ?fa qualcosa? per evitare l'inabissamento del Paese.Ovviamente questo è soltanto un primo passo apparentemente "burocratico" cui dovrebbe seguire, in una sorta di gemmazione, la nascita di una rete nella Rete. Quindi mentre aspettiamo altre adesioni i nostri blog sono a disposizione per coordinare contatti e favorire incontri. Iniziative che ovviamente, grazie a questo elenco, potete già prendere per conto vostro.
Buon lavoro"
Lorenzo Fazio Direttore editoriale Chiarelettere



La scheda del libro


Le resistenze ai nuovi mostri - censimento delle associazioni

sabato 11 aprile 2009

DENSIFICAZIONE URBANA O SICUREZZA?

Antonella Palmieri, Fulvio Ricci

Sono mesi che si annunciano interventi di recupero del Centro storico, di riqualificazione di imponenti zone periferiche, progetti insomma che dovrebbero cambiare il volto di Napoli. E da settimane si discute del Piano casa come panacea della crisi attuale.

Sopraggiunge intanto una catastrofe di enorme proporzioni e dagli effetti devastanti, su tutto il patrimonio edilizio dell’Abruzzo, quello antico e quello recente ma anche su tutte le polemiche e gli annunci del “si farà”. Una catastrofe che ci addolora e ci coinvolge.

Non c’è nessuno tra di noi che non stia rivivendo il terrore dei fatti dell’80.

Perché non accada nuovamente da noi quello che è già accaduto, è necessario individuare un’unica priorità impellente: è indispensabile porre al centro di ogni azione che coinvolga il nostro territorio, la città storica e in generale il nostro costruito, il problema della sicurezza abitativa. Solo alla luce di questa centralità acquisteranno senso e completezza sia la riqualificazione del centro storico che quella delle periferie, sia la rottamazione degli edifici che la costruzione di nuove città.

Esistono per il nostro Territorio e a scala provinciale previsioni di densificazione urbana atta a rispondere alla richiesta di nuove abitazioni. Questi piani vanno a nostro giudizio subito ripensati.

In tessuti in cui la consistenza del costruito è già altissima, vedi i Comuni di Giugliano e Villaricca, e il sistema infrastrutturale è ampiamente sofferente, l’idea di intensificare dovrebbe andare in direzione della qualità piuttosto che verso la quantità. E la qualità urbana è fatta da infrastrutture e servizi, dal recupero dell’esistente, di un ambiente predisposto ad accogliere il nuovo.

Non si tratta del confronto tra ipotesi diverse di sviluppo e crescita del territorio: si tratta di ridurre i rischi nel caso di;

· nuove catastrofi che sappiamo imprevedibili;

· ulteriore accentramento edilizio;

· consumo di suolo;

· impoverimento del patrimonio architettonico;

· disgregazione sociale.

Il Piano casa appare alla luce di queste considerazioni uno strumento che deve acquisire sostanza prima di metri cubi. Si tratta di procedere alla verifica ed alla messa in sicurezza o all’abbattimento di ogni parte del costruito che desti preoccupazione. Poi e solo poi, anche subito poi, si potrà parlare di ampliamenti. In caso contrario avremo un ampliamento delle percentuali di rischio.

La nostra Città e il nostro territorio non può “permettersi” una nuova catastrofe. Sappiamo bene che questa volta non avremmo la forza di risollevarci. Troppo martoriato è il nostro tessuto economico, a brandelli la nostra fiducia, troppo poche le nostre capacità di resistenza.

Come tecnici abbiamo il dovere di mobilitarci subito, siamo anche noi allo stremo ma la responsabilità che ci lega al nostro lavoro, anche quello che non c’è più, ci impone di agire.

Che succede ad edifici di recente costruzione che si ripiegano su se stessi? Che succede ad ali di ospedali che crollano? Che tipologia di interventi si stanno progettando? Il nostro lavoro incide sulla vita delle persone ed abbiamo titolo per chiedere di essere ascoltati e per sollecitare ogni verifica.

Non occorre essere noti urbanisti né titolari di cattedre universitarie per riconoscere che il nostro apporto si è ridotto a quello di tristi giullari di corte.

Noi, come tecnici militanti che vivono ogni giorno la proprio professione sulle barricate di un mercato improbabile, poniamo con forza alle istituzioni il problema della città e delle periferie.

E un dovere degli Amministratori garantire la sicurezza ed è un dovere dei tecnici saper rispondere a tali esigenze. Se non si è in grado di farlo non si è politici né si è tecnici. Si è, appunto giullari di una corte potenzialmente assassina.

Antonella Palmieri

Fulvio Ricci

martedì 7 aprile 2009

RILANCIO DELL'ECONOMIA E METRICUBI


Una drastica semplificazione burocratica, 550 milioni per l'edilizia popolare e la costruzione di circa 5.000-6.000 alloggi. E' quello che sarebbe alla base del doppio piano casa annunciato dal govervo.

Le linee di azione sarebbero:

- Il piano, concordato con le Regioni prevede che le abitazioni saranno date in affitto con diritto di riscatto;
- Previsto un aumento delle cubature, pari al 20% e fino al 35%, delle costruzioni esistenti; -Prevista la possibilità di abbattere edifici vecchi (realizzati prima del 1989), non sottoposti a tutela, per costruirne nuovi con il 30% di cubatura in più. Qualora si utilizzino tecniche costruttive di bioedilizia o che prevedano il ricorso ad energie rinnovabili l'aumento della cubatura è del 35%; - Gli interventi dovranno rispettare le norme sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici e non potranno riguardare edifici abusivi; - Previsti sconti fiscali: il contributo di costruzione sugli ampliamenti sarà infatti ridotto del 20% in generale e del 60% se l'abitazione è destinata a prima casa del richiedente o di un suo parente fino al terzo grado; - Dovrebbero essere tecnici o professionisti a produrre le certificazioni di conformità con dichiarazioni giurate, che sostituiscono i permessi di costruzione e renderebbero più veloci e certe le procedure per le autorizzazioni paesaggistiche.

Il decreto attuativo del provvedimento dovrebbe essere approvato giovedì dalla Conferenza unificata, e a quel punto ci vorrà solo il varo definitivo alla prima riunione del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica).


Botte a Caldo:

Il Pd è contro la cementificazione, urla Franceschini; Bossi: "Alcuni ci credono molto io meno. Non ho capito a chi servono le case. Il rischio, secondo il senatore, è che si facciano «per darle agli extracomunitari». Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando tuona: "Resta il fatto che l'unico provvedimento fatto da questo Governo per l'edilizia è stato tagliare i 550 milioni per quella pubblica stanziati dal governo Prodi. Penso anche io che rilanciare l'edilizia sarebbe un volano utile e veloce, ma bisognerebbe ripartire appunto da quella pubblica, per la quale stanno investendo Regioni e Comuni. Non dimentichiamo che questo è il Paese dei disastri ambientali, dei condoni e dell'abusivismo e che le competenze urbanistiche riguardano in primo luogo i Comuni». Casini - Il piano potrebbe dare impulso al settore edilizio in grave crisi, ma deve essere conciliato con la tutela del territorio e deve salvaguardare le prerogative delle Regioni e degli enti locali in materia». Casini fa anche sapere di aver dato mandato al segretario del Lazio Luciano Ciocchetti, «esperto del settore», di approfondire con il governo i contenuti tecnici del provvedimento. Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, nonché della Conferenza delle Regioni dice: "una cosa è costruire corretti percorsi di semplificazione dentro regole certe, altro è destrutturare le forme di governo dell'edilizia. Ad esempio, dare la possibilità a chiunque di proporre ampliamenti del 20% del volume degli edifici esistenti, con una semplice autocertificazione, avrebbe conseguenze oggettivamente molto negative. Chiedo vi sia un confronto vero e serio su questa materia, nel pieno rispetto delle competenze dei vari livelli istituzionali, a partire da quello comunale". "Un'importantissima iniziativa sull'edilizia" che avrà "effetti eccezionali sulla casa". E' quanto ha annunciato ieri Berlusconi spiegando che con "ogni probabilità" il Piano casa sarà varato dal "prossimo" Consiglio dei ministri.


Toni pacati per i commenti, grazie.

Uè, ma la Colmata a che stà?

di Luciano Marini

Innanzitutto ci manca la voce di Aldo Commo che ogni giorno da queste colonne ci ripeteva questa domanda. Dopo la sua sparizione…il silenzio. Ma siamo fiduciosi, sentiremo presto parlare di lui.
Bagnoli: ricapitolando
Nel 1996 viene affidata la bonifica di Bagnoli alla Bagnoli SpA con una dotazione di 400 miliardi di lire. Dopo appena sei anni si constata che il suo bilancio è fallimentare: non ha bonificato le aree dimesse, non ha demolito i capannoni e non ha rimosso la colmata.



Nel 2002 la società viene sciolta senza che nessuno si sia premurato di dare conto pubblicamente di questi miliardi spesi per non fare nulla. Viene costituita la Bagnoli Futura di cui Casimiro Monti (già assessore dei Verdi) diviene Vice Presidente. Viene varato un nuovo piano che prevede la rimozione della colmata con una spesa di 80 milioni di euro.
Il 2002 e il 2003 se ne vanno nell'illusione di accaparrarsi la Coppa America di vela che invece va a Valencia.
Nessun problema. Rocco Papa, presidente di Bagnoli Futura, dichiara alla stampa (Repubblica 8.7.2006) che "la bonifica finirà nel 2011", venti anni dopo la chiusura dell'Ilva.
E siamo al 9 marzo 2007 quando l'ARPAC denuncia che "la bonifica è un fallimento, Bagnoli è inquinata al 90%". Nello stesso giorno si da la notizia che la colmata (definita nel 1996 dall’allora ministro dell'ambiente Edo Ronchi "una bomba ecologica") sarà portata a Piombino. Su Bagnoli Futura piovono pesanti critiche da tutte le parti e si evoca un suo commissariamento visti i costi scandalosi della bonifica che non hanno raffronti in Europa e nel mondo: 3 miliardi di lire per ettaro.
Il 24 febbraio 2009 si annuncia: Addio agli "studios" cinematografici e al porto canale. La Regione Campania si è ripresa i circa 20 milioni di euro destinati alla realizzazione dei «Napoli Studios» televisivi di Bagnoli, la Cinecittà napoletana. L'assessore al Turismo e a Beni culturali, Claudio Velardi, ha deciso di dirottare i fondi di competenza del suo assessorato su altri interventi «in grado - dice - di creare una reale ricaduta turistica sul territorio».
Sempre a febbraio il Tar boccia il Porto – Canale e tutto il Piano urbanistico esecutivo (Pue). Cuore del problema il porto canale sul quale la Soprintendenza ha espresso parere negativo. Questo, però, basta ai giudici amministrativi della prima sezione, per annullare la delibera del Consiglio comunale che ha approvato il Piano urbanistico esecutivo relativo all´ambito di Coroglio (la numero 40 del 2005) e quella che adotta il Pue (la delibera 240 del 2003).
Resta invece la colmata di materiali di risulta ex Italsider sulla linea di costa che sarà messa in sicurezza, cioè avvolta dal cemento, e spunta nuova edilizia per 225 mila metri cubi. La colmata, annuncia il vicesindaco, sarà la piazza per il Forum delle Culture 2013. Bagnoli anno zero. Tutto stravolto. Teatrino Bagnoli, recitano i giornali e Colmata Annunziata fa finalmente sentire la sua voce attraverso la penna di Mimmo Carratelli.

Marcia indietro
La colmata resta, gli Studios saranno rifinanziati. La giunta regionale della Campania il 7 di marzo, su proposta dell'assessore alle Attività produttive Andrea Cozzolino, approva la delibera di stanziamento per la realizzazione degli «Studios» nell'area di Bagnoli. Attraverso questo provvedimento, vengono messi a disposizione della società Bagnolifutura Spa 22,5 milioni di euro suddivisi in tre annualità, si legge in una nota, per riconvertire una parte del manufatto dell'ex Italsider in un polo multifunzionale a supporto delle attività delle imprese cinematografiche.
«Abbiamo messo a disposizione - afferma Cozzolino - le risorse necessarie per realizzare un progetto che anzitutto gli operatori del settore ritengono fondamentale per la crescita dell'industria cinematografica in Campania, in particolare per Napoli, una città che è essa stessa un grande set cinematografico a cielo aperto».
Si avverte inevitabilmente la mancanza di una visione generale, complessiva di tutto il waterfront napoletano. Da Vigliena a Baia, passando per la villa comunale e l’area ex Sofer a Pozzuoli. Una serie di interventi isolati non posso configurare un’area strategica e pregiata come sarebbe compito programmatico di una società civile attenta all’ambiente, alla salute, allo sviluppo, alla vivibilità.
Qualcuno però ha pensato “globalmente”. I Capitani della nautica napoletana hanno proposto porti turistici praticamente su tutta la costa, come se si preparasse un prossimo sbarco in Normandia di vacanzieri napoletani benestanti! Siamo seri, la diportistica va bene, va ascoltata ma non può prevalere su scelte urbanistiche condivise e soprattutto non può sostituirsi a chi ha compiti di pianificazione e di gestione.

Oggi come Oggi
Il comune, dopo il decreto concordato con il Ministero dell’Ambiente nel quale sono state adottate determinazioni conclusive, agirà su tre questioni:
a) gli esiti della caratterizzazione delle aree pubbliche dell’intero sito;
b) il progetto preliminare della rimozione della colmata e della bonifica dei fondali dell’area marino - costiera;
c) il progetto di bonifica con misure di sicurezza degli arenili a ovest del belvedere di Bagnoli.
Nel comunicato stampa della Giunta Comunale del 20/03/2009 si legge che solo “piccole porzioni di tali aree sono risultate inquinate con superamenti di legge e per quanto riguarda la falda con alcuni superamenti dei limiti per gli idrocarburi e i suoi derivati. Il Ministero dell’ambiente ha chiesto quindi l’adozione dei necessari provvedimenti di messa in sicurezza ed ha ordinato al Commissario di governo di redigere il progetto di bonifica”.
“Sulla vicenda della rimozione della colmata e della bonifica dei fondali, il Ministero ha ritenuto approvabile il progetto redatto per conto del Commissario di governo per le bonifiche, dal Provveditorato alle opere pubbliche della Campania.
Tale progetto prevede in sintesi:
la perimetrazione dei fondali marini da bonificare attraverso la costruzione di una barriera sottomarina (sette metri sotto il livello del mare) e la bonifica dei fondali marini, con il trasporto del materiale a Piombino;
la rimozione della colmata e del pontile sud, con trasporto del materiale a Piombino;
la ricostruzione della spiaggia per l’intero arco del golfo.
Per la realizzazione di quanto sopra, il cui costo è ben maggiore degli importi previsti dall’Accordo di programma Bagnoli-Piombino del 21 dicembre 2007, dovrà procedersi per stralci funzionali: il primo consiste nella costruzione della barriera sottomarina e nella bonifica dei fondali, da realizzarsi subito con i fondi già disponibili; il secondo relativo alla rimozione della colmata e alla ricostruzione della spiaggia, per la realizzazione del quale è necessario reperire le risorse necessarie stimate in circa 100milioni di euro.
Su tale terzo punto, quello riguardante gli arenili a ovest del belvedere di Bagnoli, il Ministero dell’ambiente ha chiesto un approfondimento istruttorio all’Arpac, all’Ispra e all’Istituto Superiore di Sanità.
Per l’esame delle questioni relative all’inquinamento delle aree pubbliche il Commissario di governo ha convocato una riunione con il Comune di Napoli, la Regione Campania, l’Asl Napoli 1, l’Arpac.
Nel corso della riunione, per un principio di massima precauzione, si è deciso che:
il Commissario di governo chiederà all’Istituto Superiore di Sanità apposita analisi di rischio sito specifica;
nel frattempo la Asl Napoli 1 verificherà l’eventuale necessità di adottare specifici provvedimenti di eventuale interdizione delle piccole aree inquinate collocate in strade o slarghi o aiuole spartitraffico;
il Comune a propria volta provvederà, in ogni caso, a mettere in sicurezza i tre punti specifici, dove sono stati rilevati inquinamenti della falda, probabilmente provocati da sversamenti abusivi o dalla presenza di residui di distributori di carburante dimessi e non da preesistenze industriali.
All’esito delle verifiche della Asl Napoli 1, che saranno condotte con ogni urgenza, qualora l’inquinamento rilevato dovesse presentare possibili conseguenze, verranno adottati i provvedimenti necessari.”
Questo il comunicato.
Appare confortante il ridimensionamento dei livelli di inquinamento riscontrati in alcune aree pubbliche, comprese le aiuole spartitraffico e della falda, ma appare preoccupante il silenzio sui dati ampiamente diffusi sulla presenza di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), in particolare nell’Area di Colmata a mare (per i dettagli guarda qui).
Si riparla di progetti preliminari, di analisi di rischio e monitoraggio, come se la problematica dell’inquinamento fosse ancora tutta da sviscerare.
Intanto a Bagnoli continuano a lievitare i prezzi degli immobili con la conseguente espulsione dei giovani e dei meno abbienti; sul lungomare flegreo è costante la paralisi del traffico e non osiamo immaginare cosa ci aspetta nei mesi estivi che sono alla porta. La miriade di localini aggrappati agli scogli e al costone tufaceo confermano la precarietà di un sistema economico che consuma risorse ambientali più che produrre ricchezza per la comunità.
Però, affacciandosi da discesa Coroglio si vede che alcuni cantieri vanno avanti e questo alimenta la speranza che questa volta gli interessi nascosti, i ritardi, le pastoie burocratiche, i processi di privatizzazione, non debbano prevalere sull’interesse pubblico e la riappropriazione collettiva.

mercoledì 18 marzo 2009

Coordinamento Architetti

La modalità di azione che ha scelto Coordinamentoarchitetti è quella di utilizzare sia contenuti seri che ironici: l’una modalità supporta l’altra.

Al documento programmatico n.1 che vi invitiamo a leggere e a sottoscrivere e che è nato dal confronto tra molti colleghi segue ora un programma operativo che si articola nelle seguenti azioni.

  • Organizzazione di un seminario tematico di approfondimento sul Codice Appalti, la legge che regola la nostra professione e gli affidamenti di incarichi professionali pubblici che finalmente consenta di fare chiarezza sull’applicazione di tale legge e la pubblicazione di un vademecum redatto con l’ausilio di Avvocati amministrativisti; una sorta di “Bignami dell’incarico professionale pubblico”.
  • Dibattito sugli interventi posti in essere o annunciati nella nostra città: l’analisi, in pratica delle modalità di trasformazione del nostro Territorio. E di cui nessuno più parla ma che, intanto, si compiono.
  • Dibattito sul Centro Storico e sui famigerati Fondi di cui è dato a pochi sapere.

Per il momento questo è tutto. Poi ovviamente c’è Concorso Trevi, l’operazione Grande Cachisso e Chi più ne ha più ne metta. Saluti a tutti.

mercoledì 11 marzo 2009

NEW YORK CHIAMA NAPOLI: "BIG APPLE" CALLS "IL GRANDE CACHISSO"


Carissimi, la situazione della nostra magnifica città è quella che è sotto gli occhi di tutti, ma noi di coordinamentoarchitetti siamo fiduciosi: crediamo che la sua storica capacità di sopravvivenza e rigenerazione vincerà ancora su tutte le brutture e l'incapacità di chi l'ha governata e di chiunque la governerà senza amarla. Pensiamo ad un rilancio che parta da una campagna pubblicitaria ironica. Nell'accezione dialettale il "cachisso" è sinonimo di scarsa prestazione, di ventre molle in cui c'è spazio per tutto, di flop, di blob e di blog.Partiamo da qua. E', tuttavia, anche un frutto dolce e morbido e profumato e simbolico; schiacciato fa orrore, quasi schifo, ma nel pieno della sua vigoria non ha eguali. E allora via con l'operazione "Il grande Cachisso".
Una risposta alla tosta "Big Apple".





SUPERSANTOS, il corto vincitore del Premio Ischia Corti d'Architettura, in attesa ... del premio!


PREMIO IN PALIO: IL CACHISSO D'ORO

PREMIO IN PALIO: IL CACHISSO D'ORO