lunedì 19 ottobre 2009

L'intervento del consigliere Salvatore Visone

Consiglio dell'Ordine del 14 Ottobre 2009

 

Cari colleghi, visti i punti all’ordine del giorno, ritengo che prima di passare alla votazione per l’attribuzione delle cariche, sia indispensabile fare un analisi obiettiva del risultato della tornata elettorale che ci ha visto protagonisti, in quanto questo risultato rappresenta senza ombra di dubbio la volontà e le aspettative della nostra categoria.

Le tornate elettorali degli ultimi venti anni hanno sempre prodotto dei risultati molto precisi ed inequivocabili, premiando totalmente un gruppo che si era dimostrato coeso ed in sintonia con le esigenze della maggior parte degli iscritti.

Per una serie di vicissitudini, chiare a quasi tutti i presenti, negli ultimi quattro anni questo gruppo si è via, via sfaldato, perdendo sempre più il contatto con la categoria, a causa di una politica ordinistica dettata da esigenze fortemente personalistiche ed in alcuni casi persino arroganti.

Tutto ciò, ha provocato un malcontento diffuso tra noi architetti, tanto che all’elezioni per il rinnovo del Consiglio si sono presentati ben 76 candidati (più diversi che hanno ritirato la candidatura), fatto che non era mai avvenuto in precedenza.

Il risultato elettorale ha rispecchiato in “toto” il malessere dilagante all’interno della categoria, bocciando la maggioranza del consiglio uscente. Parlo di bocciatura perché, come già accennato in precedenza, erano anni che la lista espressione della maggioranza del consiglio, usciva compatta dal verdetto delle urne vedendo eletti 15 candidati su 15.

Anche stavolta Pisciotta era convinto di aver costruito una lista in grado di schiacciare gli altri competitori. Ed è stato fortemente convinto di cìò, anche a scrutinio iniziato, tanto è vero che dopo lo scrutinio delle prime 500 schede, Pisciotta, (sempre più certo di vincere 15 a 0), aveva persino confidato ai suoi, che se Salvatore Visone fosse stato il primo dei non eletti avrebbe optato per l’Ordine di Napoli per non farlo entrare in consiglio. Ed invece, per il neo-candidato Visone, c’è stato un vero e proprio plebiscito di voti, ben 1274 e la lista Blu ha visto eletti 5 candidati (passati poi a 6 con la decisione di Pisciotta di optare per il Consiglio Nazionale).

Siamo passati quindi da un 15 a 0 preventivato ad un 9 a 6 che la dice lunga sull’operato della maggioranza uscente.

Ma i dati significativi su cui riflettere sono altri.

·           Dei consiglieri della maggioranza uscente solo 7 sono stati rieletti all’interno della lista Storia e Innovazione.

·           Dei cinque nuovi candidati (sezione A), che avrebbero dovuto rappresentare l’Innovazione all’interno della Lista, ben 4 sono stati bocciati e il solo Francesco Cesaro, (che ha dato tra l’altro un contributo personale fondamentale al risultato elettorale dell’intera lista), è stato eletto.

·           Nella storia delle competizioni elettorali all’Ordine degli Architetti di Napoli, a memoria, non si era mai verificato che il primo eletto non facesse parte della lista che ha avuto la maggioranza dei consiglieri eletti.

·           Per di più, non era mai avvenuto che il Presidente uscente e l’ex Presidente, (che ha retto le sorti dell’Ordine nell’ultimo decennio), fossero surclassati con 266 voti di scarto il primo e 153 il secondo, da un candidato presente per la prima volta ad una competizione elettorale.

Possiamo quindi affermare che, date le aspettative, per la Lista Storia e Innovazione questa elezione è stata una vera e propria debacle e sarebbe quindi improponibile un esecutivo che ricomprenda, (per l’ennesima volta), gli stessi attori che sono stati i principali responsabili di questa bocciatura, ma sarebbe invece auspicabile una completa “innovazione”, coinvolgendo in prima persona le due “new entry” della lista, il cui entusiasmo e le cui idee sono sicuramente più vicine alle mutate esigenze della professione contemporanea.

Ma considerato che, la politica professionale portata avanti da questo gruppo che si autodefinisce “storico”, non è più condivisa dalla gran parte degli elettori, io credo che sia fondamentale rimandare il 3° capo all’Ordine del giorno (relativo all’attribuzione delle cariche) e aprire invece un ampio dibattito basato su un programma condiviso, da portare avanti tutti insieme in questo mandato elettorale, dando spazio a idee e soluzioni che diano risposte concrete alle mutate esigenze di una categoria professionale che sta attraversando un momento veramente critico.

Riguardo a ciò, sarebbe opportuno che questo dibattito debba riguardare principalmente le seguenti tematiche:

Tutela della professione. (Penso ad un Ordine che si occupi della professione a 360 gradi e che ci tuteli all’interno di tutti i centri decisionali e di potere, pubbliche Amministrazioni e privati, in modo da garantire una distribuzione equa e principalmente “corretta” degli incarichi).

Riaffermazione della “Leaderschip professionale”. (Rivalutare la figura dell’Architetto in modo da riconquistare quella “Leadership” culturale e professionale che ha perso in conseguenza della scellerata politica, portata avanti nell’ultimo decennio, e che ha fortemente penalizzato la nostra professionalità a favore delle Società di Ingegneria e delle lobby politico-affaristiche).

Conflitto di interessi. (Onde evitare un palese conflitto di interessi, andrebbe vietata ai componenti del Consiglio la partecipazione ai Concorsi di Progettazione banditi su Napoli e Provincia, consentendo invece agli stessi di far parte di tutte le Commissioni giudicatrici, in modo da privilegiare, sempre, la “qualità del progetto di architettura” rispetto ad eventuali interessi di parte).

Formazione. (La Formazione deve essere accessibile a tutti in quanto considerata “bene di prima necessità”. Per tale motivo auspico che siano drasticamente ridotti i prezzi per i corsi di formazione organizzati dalle nostre rappresentanze, con particolare riguardo ai giovani iscritti che già si dibattono con le mille problematiche di un inizio professionale).

La Casa di tutti gli Architetti. (Immagino un Ordine democratico e pluralistico, sede in cui si pianificano nell’interesse dell’intera categoria le strategie di politica professionale, luogo dove andare “con piacere”, per motivi professionali, formativi, culturali, punto di riferimento per noi architetti. Auspico che l’Ordine torni ad essere la “Casa di tutti gli Architetti” e non più un “Club esclusivo” per  pochi intimi.

Solo dopo aver dibattuto e stilato un programma “condiviso”, si può affrontare il delicato tema dell’esecutivo, che ribadisco, va scelto in base ad un “programma” e non in base mere pretese personalistiche.

giovedì 15 ottobre 2009

LA POSTA DEL CUORE...

Pubblichiamo il carteggio tra i colleghi Nicola Pagliara e Vincenzo Perrone su incarchi, politica e rappresenza professionale. Ci sembra interessante divulgare quelle che sembrano "lettere aperte" ma qualora non lo fossero saremo lesti nel rimuoverle dal blog.

"Si precisa che il titolo dato a questa temporanea rubrica è in linea con il registro ironico-surreale di altri spazi del nostro blog. I contenuti della stessa sono invece da ritenersi estremamente interessanti e finalizzati ad attivare un dibattito serio sui problemi della Professione cui ci auguriamo faccia piacere in molti partecipare"

CUORENEWS: Una Risposta di Pasquale Belfiore. (a fondo pagina)

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Napoli, 28 settembre 2009

Ai Consiglieri dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Napoli

Piazzetta Matilde Serao

Napoli

E p.c. Assessore Dott. Nicola Oddati

assessorato.cultura@comune.napoli.it

Assessore Prof. Arch. Pasquale Belfiore

assessorato.edilizia@comune.napoli.it

Ad elezioni concluse con un numero di votanti assolutamente anomalo rispetto al resto d’Italia, si è finalmente configurato l’assetto del nuovo Consiglio dell’Ordine degli Architetti. Non sarà difficile costruire la nuova maggioranza con l’ormai decano Presidente Paolo Pisciotta.

Non sono le rare novità che questo Consiglio contiene con i suoi due gruppi che dovrebbero contrapporsi; le anomalie sembrano invece di due tipi: il primo è l’altissimo numero dei votanti che poteva significare speranza in un rinnovo radicale di un Consiglio ormai stabilizzato da anni: il secondo (connesso al primo) è che la mancanza di lavoro dovuta soprattutto alla crisi che ci attanaglia, ha spinto molti a cercare una leadership che prefigurasse una corretta distribuzione del lavoro, soprattutto in vista del mare di danaro che sta per piovere in città sia sul centro storico e sia con la legge sugli interventi di riuso del tessuto urbano.

Il risultato invece, al di là di ogni previsione possibile è stato quello di mantenere lo “status quo” il che dimostra la piena soddisfazione nei riguardi di gestioni precedenti.

A questo punto, per iniziare correttamente questo nuovo mandato, i suoi membri, dovrebbero esprimere senza mezze misure il loro punto di vista sui metodi per la distribuzione degli incarichi e questo soprattutto per il disagio generale (fatto poche eccezioni) nel quale si dibatte la classe professionale. In che modo l’Ordine intende svolgere iniziative volte a togliere dalle mani di gruppi potenti il controllo degli incarichi professionali almeno sulle due possibilità che si stanno aprendo in Città e in Provincia?

La nuova massa di laureati (8.000 circa), incontrollata nelle sue prestazioni è costretta ad accordi sempre più spregiudicati, richiede la presenza di un Ordine forte (fisicamente e moralmente) che dedichi l’impegno che ha voluto assumersi, al controllo di come la politica, intenderà esprimersi. Non posso che rallegrarmi che la maggioranza dei Consiglieri rappresenta una cultura democratica, con la quale ho sempre sperato che fossero a priori rifiutate lobbies di potere orientata solo nei

confronti di alcune elite professionali. E questo è possibile solo se i suoi rappresentanti sono liberi da ogni dipendenza sia di lavoro e sia politica.

Dell’Ordine ho sempre avuto un rispetto assoluto ed anche oggi che nuvole si addensano sul nostro futuro, tuttavia ritengo che non sarà facile dissipare.

L’Ordine così come è oggi configurato, di fatto non ha più ragione d’essere e l’unico modo per riprendere credibilità, non sarà certo l’istruzione della camera arbitrale. C’è bisogno che con un rigoroso atteggiamento morale e responsabile applichi un metodo etico di controllo e di denuncia circa i modi con i quali è gestito il rapporto politica e professione, se non altro per fugare le preoccupazioni che si sono accumulate in questi ultimi mesi.

Nicola Pagliara

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Napoli, 7 ottobre 2009

Al Consiglio dell'Ordine

degli Architetti PPC della Provincia di Napoli

infonapoli@archiworld.it

e p.c. Assessore Dott. Nicola Oddati

assessorato.cultura@comune.napoli.it

Assessore Prof. Arch. Pasquale Belfiore

assessorato.edilizia@comune.napoli.it

L'associazione "Studio 147" ha divulgato una missiva del Prof. Nicola Pagliara (Presidente "onorario" della medesima associazione) indirizzata ai Consiglieri dell'Ordine degli Architetti appena eletti (ai quali rinnovo i miei auguri di buon lavoro) e inviata, per conoscenza, agli Assessori Nicola Oddati e Pasquale Belfiore.

Il Prof. Pagliara, non a torto, ritiene che siamo " ... in vista del mare di danaro che sta per piovere in città sia sul centro storico e sia con la legge sugli interventi di riuso del tessuto urbano". Infatti, potrebbe, a breve, essere varato il Programma Integrato Urbano per il Centro Storico di Napoli - noto col nome di "PIU-Europa" - per il quale sono stati già stanziati 240 milioni di euro, con la previsione di superare i 500 milioni alla fine del programma.

Il Prof. Pagliara si domanda (o domanda ai destinatari della lettera):

"In che modo l'Ordine intende svolgere iniziative volte a togliere dalle mani di gruppi potenti il controllo degli incarichi professionali almeno sulle due possibilità che si stanno aprendo in Città e in Provincia?".

La domanda lascia intendere che, almeno nei due casi suddetti, esistano "gruppi potenti" in grado di avere "il controllo degli incarichi professionali" e il Prof. Pagliara sembra fare voti affinché dalle mani di tali, non meglio precisati, "gruppi potenti" l'Ordine strappi quanto gli stessi avrebbero già agguantato (parrebbe, compiendo sulla lettera del Prof. Pagliara un non facile sforzo interpretativo, almeno un'ipoteca su parte degli incarichi professionali legati alle "due possibilità che si stanno aprendo in Città e in Provincia").

Il Prof. Pagliara parla in base a sue "sensazioni" oppure è "persona informata dei fatti"? Se fossero "sensazioni" (o presentimenti o forme di precognizione o frutto di altre capacità paranormali) non condivido il modo usato dal Prof. Pagliara di palesarle, con una lettera ai neo Consiglieri, inviata agli Assessori suddetti e portata anche a mia conoscenza (provocando questa mia "reazione") perché crea un clima di sospetto di cui questa città non ha alcun bisogno ed intralcia l'opera degli Amministratori, tra i quali un valoroso e stimato Collega (che conosco e apprezzo da almeno un quarto di secolo e che deliberatamente non ho chiamato in occasione delle recenti elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine, non per snobismo ma per tenerlo fuori e al di sopra delle parti). Sappiamo benissimo come sia difficile, in questa sciagurata città, concretare qualcosa di buono e quanto deprimente ed inopportuna sia la bagarre che si scatena allorché stanno per essere conferiti incarichi professionali (portati, in questa circostanza, a conoscenza di tutti e non, come avvenuto in passato, di un ristretto numero di privilegiati). Io auspico la più ampia partecipazione al lavoro ed, in soldoni, dico: "Conferite gli incarichi a chi volete voi, ma al più ampio numero possibile di Architetti, in maniera da alleviare la condizione di disoccupazione in cui versano molti Colleghi, sostenendo in modo particolare i giovani (categoria alla quale, con mio sommo rammarico, non appartengo)".

Se, invece, il Prof. Pagliara fosse "persona informata dei fatti" avrebbe il dovere di precisare con nomi e cognomi chi sono i componenti dei "gruppi potenti" che, come mi è sembrato di capire dalla sua lettera, nientedimeno eserciterebbero "il controllo degli incarichi professionali" e che avrebbero in mano qualcosa che il nuovo Consiglio dell'Ordine dovrebbe prontamente sottrarre loro.

Invito pubblicamente il Prof. Pagliara ad esplicitare la sua lettera, che non comprendo cosa sia. Una denuncia? Un invito a cambiare rotta nel "mare di danaro che sta per piovere in città"? Un'informativa che intende fornire, lodevolmente, a una categoria in affanno? Un voto augurale? Quali obiettivi il Prof. Pagliara si prefigge? Lo vuole dire? Vuole ottenere - come voglio io - una auspicabile ampia partecipazione al lavoro? Che cosa propone in merito al conferimento degli incarichi? Possiamo sapere i criteri che suggerisce?

Il Prof. Pagliara ha ragione, quando al termine del suo scritto, dichiara che occorre un rigoroso atteggiamento morale, un metodo etico di controllo e "di denuncia circa modi con i quali è gestito il rapporto politica e professione", ma le denuncie non possono essere vaghe e generiche. Devono, invece, essere precise e circostanziate.

Quando si adombrano i pericoli ai quali il Prof. Pagliara fa riferimento ("gruppi potenti" che avrebbero "il controllo degli incarichi professionali", se le parole hanno ancora il loro significato) e lo si denuncia, si dovrebbero fare nomi e cognomi e descrivere circonstanziatamente i fatti.

Altrimenti, a mio giudizio, è preferibile tacere.

Conoscendo la statura morale e l'onestà intellettuale del Prof. Pagliara (Relatore della mia tesi di Laurea, oramai, purtroppo, 34 anni fa) non dubito che voglia produrre una seconda e chiarificatrice missiva, che mi auguro sia inviata a tutti noi da "Studio 147" (che ci sommerge di informative non sempre interessanti, auguri di Natale e di Pasqua, inviti acocktail e quant'altro).

Ben venga, invece, un'incisiva azione a difesa della Categoria e l'esplicitazione della "segnalazione" in parola, che mi sembra piuttosto incomprensibile ed altamente opinabile.

Tramite una seconda comunicazione, assai meno criptica della prima, il Prof. Pagliara potrebbe aiutare, forse, il neo eletto Consiglio dell'Ordine a svolgere la sua opera con maggiore incisività e potremmo tutti collaborare al raggiungimento di quegli alti obiettivi, morali e culturali, che il Prof. Pagliara si prefigge. Credo, infine, che gli Assessori chiamati in causa dal Prof. Pagliara (specie adesso che la sua lettera ha avuto la più ampia diffusione) non possano "incassare" le osservazioni dello stesso senza sentire il bisogno di fornire qualche chiarimento (che - se gradito - mi impegno a divulgare con le stesse modalità con le quali diffondo questo mio scritto).

Agli Amministratori suddetti assicuro la collaborazione mia e dell'associazione campaniArchitetti,

che ho l'onore di presiedere, ad una sola condizione: non ricevere nulla in cambio, operando con disinteresse alla determinazione di un migliore destino per la nostra amata città e per la Categoria professionale.

Cordiali saluti.

Vincenzo Perrone

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Napoli, 9 ottobre 2009

Gent.mo

Prof. Arch. Vincenzo Perrone

Ai Consiglieri dell’Ordine

degli Architetti della Provincia di Napoli

Piazzetta Matilde Serao

Napoli

Assessore Dott. Nicola Oddati

assessorato.cultura@comune.napoli.it

Assessore Prof. Arch. Pasquale Belfiore

assessorato.edilizia@comune.napoli.it

Caro Vincenzo, ricevo la tua lettera e ti rispondo in tempo reale come ci consentono i mezzi di comunicazione che ai nostri tempi erano appena immaginabili.

La tua reazione sinceramente è sopra le righe anche perché avresti potuto contestarmi con gli stessi argomenti durante la mia audizione all’Ordine (eri seduto affianco a me, se non erro), ma sei rimasto in un silenzio inquietante. Parafrasando Voltaire, ti scrivo perciò una lettera breve perché non ho il tempo di scriverti una lettera lunga (ma non ne ho neppure la voglia!).

I punti della tua lettera però che mi intrigano sono due:

“Conferite gli incarichi a chi volete voi, ma al più ampio numero possibile di Architetti” tralascio il seguito della frase perché fa parte della mia battaglia fin qui mai affrontata da altri , ma con ben altri argomenti…

Ecco quello che volevo dirti, è di cercare di togliere dalle mani delle clientele una assegnazione discriminante che ormai è prassi consolidata. Io non so se ci sono “potentati”, ma se non ci sono vedremo nel tempo come andranno le cose e forse sarà tardi per lamentarsi.

Ma che ci sia qualcosa che non va, ti sia sufficiente un esempio personale: nonostante credo di godere un’ottima reputazione professionale conquistata sul campo è dal ‘95 che né l’Amministrazione Comunale, né quella Regionale, né quella Provinciale, né altri Enti pubblici, hanno ritenuto di chiamarmi se non altro per una consulenza!

Eppure sono onorevolmente sopravvissuto! Provateci anche voi se ne avete le palle!

Il secondo punto (e mi batterò per questo) è riferito sempre alla tua lettera e per la quale meriti una risposta.

La mia è una “informativa che intendo fornire –lodevolmente- , a una categoria in affanno”. Tutto qui; il resto è silenzio!

Sinceramente dispiaciuto per la tua mancata conferma tra le fila dei neo consiglieri dove hai dato tanto, ti rinnovo la mia stima ed il mio affetto di sempre.

Nicola Pagliara

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Ai colleghi architetti
Allo “Studio 147”



Chiamato ancora una volta in causa come assessore del Comune di Napoli sul tema dei futuri incarichi professionali per il restauro del centro storico, ancora una volta confermo le stesse cose, dette pubblicamente in convegni e forum, scritte sui giornali. Per quanto mi compete, gli incarichi professionali saranno dati con bandi di gara, con concorsi di progettazione, comunque con dispositivi fondati sul libero e trasparente confronto di proposte, curricula e progetti. Con la sola eccezione di progetti già esistenti presso le pubbliche amministrazioni, redatti dagli uffici o acquisiti per il passato attraverso concorsi d’evidenza pubblica. In tal caso, la loro utilizzazione è d’obbligo. Trovo del tutto impropria (singolare, fantasiosa, un po’ dadaista, insomma), la soluzione del sorteggio. Affidereste il progetto della vostra casa ad un architetto/ingegnere sorteggiato tra i tre-quattrocentomila professionisti italiani iscritti agli Ordini?
Qualcosa di simile si propone per un settore ben più complesso e importante quale quello dei beni monumentali. Ho convocato per i prossimi giorni i Presidenti degli Ordini degli architetti, ingegneri, geometri e periti edili di Napoli e provincia per costituire il gruppo di consulenza che assisterà il Comune nella formazione di bandi e concorsi. Lo avevo annunziato a luglio e l’ho fatto ora. Solo una osservazione a margine delle accorate e preoccupate parole di Nicola Pagliara che invita l’Ordine a vigilare contro i “gruppi potenti” nei quali, verosimilmente, dovrei militare come assessore al centro storico di Napoli e dunque, come colui che, verosimilmente, avrà il potere di decidere gli incarichi. Non sono potente e non sono in gruppo. “Sono” un professore universitario e “faccio” l’assessore. Quest’ultima è per me un’esperienza limitata nel tempo, di assoluto interesse umano, politico, culturale, un’esperienza faticosamente esaltante. Se riuscirò ad applicare il sistema concorsuale sopra descritto, gli unici potenti saranno i professionisti più bravi. Prospettiva, questa, davvero inedita (rivoluzionaria, insomma). Questa, più che il sorteggio, mi sembra prospettiva auspicabile.

Un cordiale saluto
Pasquale Belfiore

martedì 13 ottobre 2009

L'indagine sugli Albi prepara la riforma


Testata:Il Sole 24Ore
Data:13-10-2009
Autore:Angela Manganaro

Il parlamento si dà due mesi di tempo per scrivere una riforma attesa da 26 anni. La riunione delle commissioni giustizia e attività produttive della Camera di oggi avvia l'inchiesta conoscitiva che dovrebbe portare a un testo di riordino delle professioni italiane. (...) Il progetto base è l'atto della Camera 503 firmato da Maria Grazia Siliquini, penalista torinese, relatrice presso la commissione giustizia e madre del progetto di riforma presentato nel 1998. (...)

Contenuti e tempi
I punti. Previste società di professionisti, agevolazioni fiscali ed economiche per affrontare la crisi, distinzioni tra imprese e professionisti che diventano parte sociale. (...)

clicca sull'immagine per ingrandirla

venerdì 9 ottobre 2009

ADA – Associazione Donne Architetto – Napoli

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Gentili Colleghe,

L’Associazione Donne Architetto, dopo qualche anno di attività ha deciso di darsi un nuovo assetto; lo scopo di tale sforzo è di divenire più efficaci e di meglio interpretare le necessità e i disagi della professione al femminile.

In questo momento storico è infatti importante far sentire, in modo costruttivo ma forte, la nostra voce sui temi professionali, culturali e civili.

Si è, pertanto, varato lo schema organizzativo che di seguito riportiamo: esso vuole essere solo un palinsesto che si arricchirà dei contributi di idee di tutte coloro che intendono collaborare.

Nell’arco temporale di un anno ci siamo date pochi fattibili obiettivi, proporzionali ad una Associazione che non gode di alcun finanziamento né pubblico né privato e che possono essere di seguito elencati. A ciascuno di tali obiettivi corrispondono le 5 sezioni organizzative che l’Associazione si è data, al fine della valorizzazione di:

1) Professione libera al femminile mediante creazione di una rete di donne architetto al fine della formazione di gruppi di progettazione da proporre per inserimento elenchi di disponibilità presso i Enti pubblici e Privati nonché per la partecipazione a gare di progettazione e per la circolazione delle informazioni. ( referenti arch.Diana Melotti - arch.Antonella Palmieri)

2) Professione di Docenti Universitarie attraverso azioni dedicate alla divulgazione dell’attività svolta, degli esiti di ricerca scientifica e di formazione ottenuti e in itinere (referente arch.Emma Buondonno)

3)) Attività delle Donne Architetto impegnate nella Scuola attraverso la diffusione delle opportunità di collaborazione esterna agli Istituti didattici, l’Istituzione di Laboratori, partecipazione a Bandi dedicati, formulazione di proposte attinenti la propria attività da portare all’interno delle scuole; (referente arch.Giovanna Farina)

4) Professione delle Donne Architetto nella Pubblica Amministrazione attraverso un’analisi delle loro problematiche in seno agli Enti Pubblici e la divulgazione del loro operato.

5) Atttività artistiche svolte dalla Professioniste Donne nel campo del design e dell’arte attraverso una ricognizione della produzione esistente e la promozione del loro lavoro; (referente Arch.Mina di Nardo)

6) attività delle professioniste più giovani (entro i 35 anni) e le loro necessità formative e di avvio o riavvio alla professione attraverso un’azione di tutoraggio, tirocinio e trasferimento di competenze ed informazioni. (referente arch.Deborah Ciancio)

Vi invitiamo a farci pervenire i Vostri suggerimenti per l’ampliamento e la migliore focalizzazione delle tematiche nonché la vostra disponibilità a collaborare ad i singoli settori individuati entro l’8 novembre 2009.

Per ogni comunicazione e per essere contattate Vi preghiamo di scriverci alla seguente email adanapoli2@alice.it e di fornirci nominativi e recapiti telefonici.

Emma Buondonno

Deborah Ciancio

Mina di Nardo

Giovanna Farina

Diana Melotti

Antonella Palmieri

domenica 26 luglio 2009

Ne pensiamo: speriamo bene

Abbiamo incontrato oggi, il giorno 24, "ventiquattro e di colpo inopinato", tra le undici e le dodici e trenta di questo rovente luglio, Pasquale Belfiore.

Perché ha voluto riceverci?

Perché il collega Fulvio Ricci che proviene da esperienze politiche extraparlamentari chiama e chiede incontri. E fa bene a farlo. Senza di lui noi non l'avremmo chiesto.

Belfiore ha ricevuto Coordinamento Architetti, l'ADA, Libera Architettura.

Non uso titoli: né professore, né assessore: perché Belfiore è intellettuale raffinato e io ricordo la bella intervista a Citati a "Che tempo che fa" su Rai Tre. A lui il dott. Fabio Fazio, con un atteggiamento sospeso tra il riverente e l'entusiasta contrattualizzato (dalla Rai) chiedeva e (gli) chiedeva il titolo con cui poteva appellarlo durante l'intervista.

Citati rispose schivo: "mi chiami Citati".

E dunque Belfiore ci ha spiegato; ci ha messo al corrente fuori da ogni demagogia, nel dettaglio, della idea che struttura quella che definiremo "operazione centro storico".

Che ne pensiamo?

Ne pensiamo: speriamo bene.

Che può fare una associazione di architetti? Può mettere a disposizione di tutti i curricula dei propri soci e dei propri simpatizzanti, sperando che bastino.

Che possono fare due associazioni di architetti? Manifestare il proprio interesse secondo le procedure che sono state stabilite.

E tre Associazioni? La rivoluzione.

Ma non contro procedure legittime che il Comune e la Regione certamente metteranno in atto. Né, tanto meno, contro Belfiore.

Contro una legge che misura la qualità con la quantità (codice appalti), che domani mattina chiederà numeri e non lettere né impegno, contro l'istituto dell'appalto integrato che mette insieme il diavolo e l'acqua santa (che non verrà, però, utilizzato per le procedure del nostro centro storico).

E poi? E poi che possono fare? Possono essere vigili, attente, collaborative e pungolatici perché quanto è nelle intenzioni sincere sia poi nei fatti.

Perciò speriamo bene.

Noi (il plurale è "modestiae" non, per ovvi motivi, "maiestatis") apparteniamo a una generazione che ha provato bene sulla propria pelle che cosa significa "fare l'architetto". Sappiamo bene che con il nostro lavoro non riusciamo che a sopravvivere. Ma non importa. Questo non conta. Anche perché è l'unica cosa che sappiamo (talvolta) e possiamo fare.

Questa attenzione al tema non comincia, pertanto, per "I" come incarico, non comincia per "V" come visibilità. Comincia per "D"come dignità. Un po' di dignità. Non tantissima. Come un po' di Giustizia, non troppo, con " B" di Bellezza, un po' di Bellezza intesa come ricerca, come - si direbbe in gergo giuridico- "obbligazione di mezzi e non di risultati".

E poi, non ce ne voglia Belfiore, c'è anche un'altra questione che sussurriamo con pudore: ….c'è che il centro storico di questa martoriata città è, come lei ben sa, "il cuore del nostro cuore": è, come dire, di tutti, e fuori da ogni retorica e retrospettiva storica, è il mio, il tuo, il suo, e di tutti quelli che in questo momento ci leggono.

Tutto qui. E non è poco.

In attesa degli asili nido i piccoli scriveranno, come solo loro sanno fare, una manifestazione di interesse per " la Casa della Nutella". Hai visto mai che il sogno diventi realtà?

Certo, se fossimo a Parigi…….

"Ourvuare"

Antonella Palmieri

sabato 27 giugno 2009

Se fossimo a Parigi

Se fossimo a Parigi, in una stanzetta del secondo piano della” Maison de la Ville” o chissà dove, troveremmo appesi al muro i grafici che descrivono un progetto per il centro storico; capiremmo quale è la idea generale operativa e, puntando il dito, magari su un touch screen, visualizzeremmo l’area dove si tenta una rifunzionalizzazione, quella in cui prevale la messa in sicurezza, più giù capiremmo che si riconnette il tessuto urbano, più avanti si ripristina…, a destra si scava; insomma rintracceremmo una logica, né buona né giusta: una idea organizzativa da condividere o meno.
Avremmo anche un piano generale di cantierizzazione sostenibile per far sì che gli abitanti prendano coscienza di quanto si farà, collaborino e soffrano i minori disagi possibili per il minor tempo compatibile con quello che si vuol fare.
Se fossimo a Parigi forse ci sarebbe anche una maquette, chissà… dove privati cittadini, tecnici, curiosi, arrabbiati, entusiasti, pensatori liberi e non potrebbero, volendo, andare e capire con immediatezza.
Mi chiedo, a Napoli, dove è visibile tale materiale. Non chiedo la luna: chiedo un indirizzo con un numero civico, una stanzetta e qualche informazione. Dovuta, credo , al fine di prendere atto del faticoso lavoro fatto nel tempo da altri, ringraziarli e, se del caso, far sentire la mia approvazione o il mio dissenso.
Sono certa che questo indirizzo esiste perché se non esistesse dovremmo seriamente preoccuparci.
Avremmo alcuni numeri (importo dei vari finanziamenti), avremmo un consistente numero di preesistenze su cui dover intervenire, un tessuto urbano in sofferenza evidente, e in mezzo? In mezzo, se non ci fosse una idea ordinatrice e informatrice chiara, che ci sarebbe, l’arrembaggio? L’abbinamento a sorte tra edificio, finanziamento e, magari, tecnico incaricato? Un sorteggio e tre piccioni? Una solita “cabina di regia”? Magari su di un documento condiviso chiuso all’interno delle tavole di concertazione? Non può essere.
Deve esserci questo posto, magari modesto, in cui tutto è chiaro, ordinato, pronto, visibile, dove il lavoro svolto ha preso forma, come accade in tutte le città civili.
Infuriano intanto sui giornali (ed è un bene) diverse visioni sull’argomento e entra, di soppiatto ma con la forza del caso, una domanda, anche questa semplice: chi opera dal punto di vista tecnico? Come dire, chi progetta? E’ una domanda interessante.
Escluso il sorteggio “tre piccioni”mi chiedo che accadrà. Lungo elenco quello dei professionisti… Come si procederà? Certamente, come per legge, mediante il confronto a cinque sotto i centomila euro? Gara sopra soglia? Insomma secondo la bisogna? C’è già qualche progetto pronto? C’è quasi sempre qualche progetto già pronto da poter utilizzare, magari buono. Insomma che si fa? Queste procedure amministrative richiedono un proprio tempo tecnico ineludibile che sarà stato ovviamente calcolato. C’è un posto dunque dove è possibile attingere tali informazioni sulla procedura dedicata e delicata ? E’ il secondo indirizzo che sarebbe utile avere. Oppure, mi chiedo, per ottimizzare le risorse, esso è stato situato nella stanza accanto a quella della Maquette?
Quando sui giornali appaiono (a febbraio, come i più volenterosi potranno riscontrare) articoli del tipo “Pronti a partire per il Centro Storico”, che vuol dire? Che tutta la fase ideazione/organizzazione è stata espletata? La comunicazione, devo dire, risulta meno curata ma… non si può avere tutto. Gli sforzi di chi ha pensato non sono adeguatamente diffusi né valorizzati. E non si può farlo attraverso qualche rapido convegno sul tema… Come dire è mezzo inefficace e si sa bene.
Comunque è un gran risultato: Bene, anzi Benissimo. E le forze retrive e picconatrici in questa città non inizino a salmodiare e a remare contro. Chi può intoni un Alleluia, gli altri tema libero. Manifestazioni di giubilo invadano le strade!
Certo se così non fosse… Ma non è possibile neanche pensarci, se così non fosse la materia si farebbe incandescente, indecente, inaccettabile, impraticabile, insopportabile. Ma no, ma no, avremo la nostra maquette.
In mancanza avremmo un terzo, unico indirizzo, cui rinviare la faccenda. Uno solo.

Antonella Palmieri

venerdì 26 giugno 2009

(per) bocca di Rosa

240 milioni, prelevati dalla misura 6.2 del Por 2007-2013, sono gli investimenti previsti sul patrimonio edilizio, architettonico e cul­turale della città. Un ulteriore investi­mento complessivo di 140 milioni è destinato al miglioramento della mobilità (Ztl, parcheggi) o aiuti alle imprese in par­ticolare della zona Mercato e ai Quartieri Spagnoli (Pro­getto Bassi). Il Programma integra­to urbano o Piu-Europa per Napoli, altrimenti detto Grande Programma per il Centro Storico, impegna oltre 68 milioni sul re­stauro di chiese e complessi conventuali e sulla rifunzio­nalizzazione ad uso culturale di edifici pubblici, 40 milio­ni, compresa, ad esempio, la sistemazione definitiva dell’ex Ospedale militare ai Quartieri Spagnoli ed altri 171 milioni sulla «accoglienza», investendoli ancora su edifici religiosi ma destinati a diventare residenze stu­dentesche e alberghiere, o sull’arredo e la riqualificazio­ne di spazi urbani, su scavi archeologici (come l’Antica­glia), sulla sicurezza urbana (illuminazione) e la riqualifi­cazione delle aree mercatali storiche.

Lascio ad altri la facoltà di fare i conti ma sono parecchi soldini, oltre 500 milioni di euro. L'occasione è ghiotta e allora i soliti noti, supportati o a supporto dal gruppone di turno, scendono in campo con lettere e propositi di ottimi intenti. Ma si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio…

La politica degli annunci vuole che a settembre si aprano i cantieri, vabbè… lasciamo stare questo aspetto. Ma i progetti? E gli incarichi? E allora tutti a parlare di qualità, trasparenza, persino il parroco che non disprezza, fra un miserere e un'estrema unzione, il bene effimero della bellezza, la vuole accanto in processione.

Del programma si sa poco così come poco si apprende dagli scarni comunicati stampa circa i “tavoli” ufficiali. Ma una notizia, un po' originale che evidentemente non ha bisogno di alcun giornale perché come una freccia dall'arco scocca e vola veloce di bocca in bocca, è stata ribadita con fermezza: nessuna demolizione. E pure a girare per i vicoli del centro storico si notano edifici post bellici che oltre a sferrare un pugno nello stomaco sono anche ridotti male dal punto di vista della vivibilità e della manutenzione e nessuno dotato di un minimo si senno può pensare che liberare qualche migliaia di metri quadri possa compromettere la severa teoria della scacchiera ippodamea… Probabilmente si intende evitare le complicazioni derivanti dallo spostare alcune centinaia di famiglie, come sarebbe doveroso nello scandaloso caso della muraglia di Piazza Mercato, a discapito di cultura, accoglienza, vivibilità e pubblica utilità. Speriamo vivamente di essere smentiti.

Tornando agli incarichi e senza polemiche crediamo che il sorteggio abbia avuto scarsi risultati in termini di cambiamento e novità, tant’è che come criterio di affidamento ha avuto vita ancora più breve del felice periodo bassoliniano. Anche la proposta delle “tre fasce professionali” controllate dall’Ordine appaiono incastri macchinosi e non assicurano obiettivi di qualità. Così come le gare con il “prezzo più basso” o con il “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

Allora non ci resta che (piangere?) il concorso. Ma un concorso snello, veloce, in forma palese e sottoposto al giudizio della cittadinanza. Una tavola, a matita, disegnata da una mano collegata ad un cervello, che rispetti un quadro economico preciso e circostanziato e un’accorta indicazione prestazionale per ogni ambito di intervento. Vuoi vedere che si chiariscano meglio tutti questi fantasiosi programmi?

(E fu così che da un giorno all'altro bocca di rosa si tirò addosso l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso)

Luciano Marini

sabato 20 giugno 2009

Utopia – Eresia – Bellezza

L'INTERVENTO DI MARIO PERSICO AL CONVEGNO "LA CITTA' E LA METROPOLI" DEL 18 GIUNO


di Mario Persico

Chiedo scusa per non poter essere qui con voi, ma una stenosi intestinale mi ha costretto a ricoverarmi e a constatare di persona che la vita degli esseri umani e degli animali dipende inevitabilmente dalla defecazione.
Il mondo, ahimè, è edificato sulla merda. E questa non è né utopia né eresia. Del resto, la “merda” e la “Merdre” di Jarry differiscono per una sola “r”.
Ho ritenuto pertanto opportuno essere presente con un mio breve e certamente banale scritto sul tema che vi accingete ad affrontare. Tuttavia mi sento un intruso fra tanti specialisti e uomini di cultura: io sono soltanto un pittore con qualche curiosità e un po’ di disordinate letture alle spalle.


L’Utopia, a mio avviso, è il prodotto di un pensiero libero da qualunque potere religioso o politico. E’ sempre esistita; non a caso uno degli esempi di utopismo più evidente è La Repubblica di Platone del IV secolo a.C., anche se il termine è stato coniato, se non vado errato, nel ‘500.
Sul termine vi è stata un’interrotta disputa filologica che dimostra che l’Utopia non è un sistema chiuso anche se ancora oggi prevale la convinzione che essa è sinonimo di chimerico, irrealizzabile, impossibile. Gli utopisti sono considerati dei visionari, privi del senso di realtà, e questo probabilmente perché la realtà che nominiamo è ritenuta prendibile, mentre essa non è altro che la fluttuazione di uno sbiadito intreccio di teatro d’ombre dove un piccolo fremito, un alito di vento, può distorcere in anamorfosi illeggibile l’immagine che credevamo di avere conquistata. La realtà è, esiste; forse dipende dal silenzioso determinismo della natura, ma per noi essa è intraducibile, indicibile, allusa ed elusa dalla profusione di metafore grazie alla quale reperiamo la forza di sopravvivere. E’ il potere politico a fare di tutto per raggiungere la metafora definitiva e quindi la convinzione dell’esistenza di una realtà assoluta, per poter imporre la propria onnipotenza e tracotanza. Molta arte nasce dalla consapevolezza dell’implausibilità del reale e per questo la vedo vicina alla grande scienza. Penso all’indigenza allusiva che lo stesso Einstein riscontrava nei segni della sua formula della relatività. Si tratta allora dell’indigenza del lavoro intellettuale , l’indigenza della condizione umana, della consapevolezza di una distanza incolmabile della verità dal reale, di quel coraggio di tenere aperta la ferita tra sé e il mondo. Se non ricordo male è stato Adorno a parlare per primo della capacità di “mantenere lo sguardo fisso all’orrore”.
Bene, checché ne pensino gli scettici, la Patafisica, questa strana scienza delle soluzioni immaginarie, ha sempre saputo riumanizzare l’orrore attraverso l’ironia, il riso, la comicità, lo sberleffo.

L’Utopia non può esistere senza immaginazione. L’ “immaginazione -ha scritto Bachelard- più che inventare cose e drammi, inventa vita nuova; apre occhi che hanno nuove possibilità di visione”.
L’immaginazione dei patafisici non è quella indotta da sistemi culturali dipendenti dalle grandi autocrazie bensì dalla capacità di osservare il mondo da un’angolazione visuale diversa e, quindi, tesa a mettere in campo quelle linee di fuga che modificano il gioco relazionale del potere e di qualunque controllo. In questo senso anche l’Eresia è, in qualche modo, utopistica poichè tende a porre in crisi il dogmatismo di poteri non solo religiosi.
Di eretici la storia del mondo è piena (penso a Galilei, a Bruno, a Moro), persone che pensavano col proprio cervello. Libertà, questa, che oltre a porre in discussione convinzioni prive di qualunque concreto supporto è spesso riuscita a produrre fessure e interstizi nel corpo possente delle istituzioni di potere, attraverso cui è stato possibile insinuare l’inattendibilità di qualunque certezza e a praticare metodi eretici. Quindi ritengo che l’Utopia e l’Eresia sono l’essenza della cultura, la volontà di andare oltre ciò che riteniamo di conoscere, quell’ “andare verso un fantasma” di cui ha scritto Paul Valery nella bella lettera sui miti. La buona cultura è sempre utopistica; penso a Rabelais, Swift, de Bergerac, Ducasse, Roussel, Gaudi, Satie, Buñuel, Leger, Clair, Duchamp, Ernst e altri ancora tra cui Jarry, Vian, Queneau, Baj - ma l’elenco potrebbe continuare per parecchio.

Circa la Bellezza devo dire che mi riesce difficile ritenere che questo “sentimento” possa confluire pienamente nell’Utopia od Eresia anche se un progetto utopico o un comportamento eretico possono senza dubbio essere ritenuti belli oltre che buoni.
Ho l’impressione però che la bellezza dipenda troppo da una data cultura o epoca storica. Inoltre, all’interno di esse, numerosi e contrastanti sono i pensieri relativi al suo significato.
Basti pensare al severo rifiuto di Freud dell’Espressionismo e del Surrealismo, placatosi appena un poco dopo l’incontro con Dalì. E si capisce perché; senza poi tener conto di ciò che i popoli primitivi consideravano bello. Vi sono stati scrittori, come ad esempio Jaen-Iacque Rousseau, convinti che il bello sia strettamente legato al buono o addirittura sia la stessa cosa. Artisti come gli informali che hanno trovato nell’uso di certi materiali, nell’esplorazione rigorosa di una screpolatura, di un grumo, di un pezzo di stoffa, una bruciatura, una diversa bellezza. Ma si tratta sempre di valutazioni soggettive.
Per quanto mi riguarda, ritengo che il problema in arte non sia quello di rincorrere una presunta bellezza ma piuttosto una nuova interpretazione del mondo attraverso la materialità di un linguaggio che scaturisce dalla poetica del suo artefice. Comunque, si tratta di un tema ricco di insidie dal momento che esiste una bellezza quotidianamente consumabile che poco ha a che vedere con la bellezza di cui intendiamo parlare ed è molto difficile separare l’una dall’altra. Si tratta, per non creare equivoci, di tener conto delle derivazioni politiche di alcune asserzioni e convinzioni. Io, da patafisico, penso che il bello sia quasi frutto riposto nell’immaginazione e nella volontà di cambiare questo mondo, anche se consapevole che non basti dire “Olè’” per uccidere il toro.
Possiamo tuttavia pungolarlo senza isteria o nervosismo, con serenità e col sorriso sulle labbra.
Siamo indifferenti verso la verità del reale, convinti che possiamo servirci solo di metafore che ammiccano alla propria inconsistenza. Inconsistenza che non tanto stranamente può concorrere con altri mezzi a minare la certezza di un sistema che per la propria sopravvivenza si serve di molteplici strumenti mediatici per decervellare unicamente l’umanità.
Non intendo continuare ad annoiarvi e, in attesa di vedere più spesso me stesso in un pitale, vi pongo faustrollici saluti e l’augurio di buon lavoro.

CONSIGLIO ORDINE, DICHIARAZIONE del CONSIGLIERE ARCH.FULVIO RICCI

CONSIGLIO ORDINE ARCHITETTI P.P.C. DI NAPOLI E PROVINCIA DEL 11.06.2009

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIERE ARCH.FULVIO RICCI

Dichiarazione del Consigliere Arch.Fulvio Ricci relativa al punto dell’odg:
“Elezioni suppletive del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. – SOSTITUZIONE DEL CONSIGLIERE PRESIDENTE ARCH. RAFFAELE SIRICA DECEDUTO, art. 5 DPR 8 luglio 2005 n.169.

Premesso,
che ritengo doveroso un sano ricambio della classe dirigente degli Ordini Provinciali e Nazionale, che nel caso di Napoli, si è particolarmente distinta per una continuità esasperata nella permanenza nell’ambito della dirigenza professionale:

Esprimo,
il mio Voto negativo all’indicazione dell’attuale Presidente Paolo Pisciotta a Candidato per il posto resosi vacante in seno al Consiglio Nazionale Architetti.

Avrei gradito,
interpretando coscientemente la gran parte degli Architetti Iscritti, un sussulto di democrazia e progresso, che avrebbe previsto preventivamente, un capillare confronto con tutta la Categoria al fine democraticamente di indicare, un Candidato di tutti gli Architetti in grado di rappresentare le istanze, le problematiche e i disagi che vivono in maniera drammatica i Liberi Professionisti.

Mi corre l’obbligo,
di rappresentare che negli ultimi quindici anni, la condizione della Professione dell’Architetto in Italia è stata marginalizzata da logiche economiche antagoniste all’etica sociale e professionale, fino alla dissoluzione dell’autonomia e della terziareità del ruolo professionale.
Questa deriva, emerge purtroppo, tenendo conto che le Rappresentanze della nostra professione non sono state capaci, né di contrastare efficacemente tali processi, né di proporre attivamente un percorso di rinnovamento e di gestione cosciente del cambiamento.

Napoli 11 giugno 2009

Fulvio Ricci

sabato 13 giugno 2009

Archistars? All'Ordine!

È auspicabile che nel dibattito sulla professione di architetto siamo coinvolte tutte le figure che si occupano di trasformazione del territorio e di Governance in generale, in quanto gli effetti delle decisioni, del lavoro e molto più frequentemente degli errori commessi, configurano il territorio che viviamo, il paesaggio che vediamo, le strutture che abitiamo. La qualità ci appare come il problema cardine e la prima considerazione a freddo, sulla quale poi ritorneremo è che se gli Ordini degli Architetti tendessero il loro sforzo verso la valorizzazione e il sostegno della qualità professionale, qualcosa dovremmo pur leggere a scala diffusa e non solo accontentarci delle eccezioni.
Concordo con i quattro (cinque) punti che il documento programmatico in progress individua come assi della consultazione, fulcri intorno ai quali interrogarsi e sintetizzare volontà e obiettivi. Dalla perequazione degli incarichi alla trasparenza, dalla correttezza delle procedure alla qualità del progetto, dal funzionamento dell’Ordine alla deontologia. Nulla toglie però che questi punti aumentino di numero o confluiscano in temi conseguentemente più estesi.
Premesso questo, e concordando sul fatto che l’azione di modifica o abolizione della legge 163 è necessaria ma lungi dal venire senza compattezza degli attori coinvolti, la prima iniziativa che appare non procrastinabile, è una profonda riforma dell’Ordine.
Innanzitutto stride il fatto che un ente autorevole e rappresentativo abbia una struttura così apicale da escludere qualsiasi posizione operativa intermedia. Un presidente, una miriade di vicepresidenti, qualche consigliere e alcuni dipendenti. A fronte di un così cospicuo bilancio annuale, qualsiasi amministrazione o istituto interessato alla produzione esigerebbe una strutturazione predisposta alla progettualità e aperta verso le esigenze mutevoli degli utenti, un organismo snello ma volenteroso di confrontarsi e proporsi in tutti i processi di trasformazione.
Un istituto predisposto alla diffusione della cultura architettonica dovrebbe limitare l’aspetto narcisistico del mettere in luce le solite emergenze, poiché corrispondono a elementi sporadici e microscopici rispetto alla grande mancanza di qualità diffusa che conforma concretamente il territorio. Pubblicizzare le brutture, indagare le periferie, analizzare gli errori progettuali. Spostare insomma, l’attenzione, dalle archistars o aspiranti tali, ai processi di analisi e sperimentazione urbana, come la creazione di Laboratori permanenti di democrazia urbana, attivi e propositivi in tante città in Italia ed in Europa.
Sarebbe auspicabile a nostro avviso, per quanto riguarda il rapporto con le PA, inserire nel procedimento di Validazione del progetto di opera pubblica, cui le amministrazioni sono sottoposte, il nullaosta dell’Ordine, in modo da incidere sui veri interlocutori delle trasformazioni urbane e ambientali e spingere nella direzione della trasparenza degli incarichi e della correttezza delle procedure senza ovviamente pregiudicare l’autonomia gestionale o interferire con l’interesse d’ufficio. Si colmerebbe quella lacuna che permette ad una enorme quantità di progetti non ricadenti in aree vincolate, di evitare qualsiasi verifica di compatibilità ambientale, di tralasciare ogni tipo di responsabilità di qualità architettonica.
Sul fronte del rapporto con i committenti, soprattutto con i privati, l’Ordine dovrebbe assumere un ruolo di tutela diretto, più consono alla funzione di una contemporanea agenzia intesa come partner, attenta ai servizi da offrire e alla qualità architettonica da assicurare.
Si potrebbe introdurre per esempio, sul modello spagnolo, l’obbligo di subordinare il rilascio di permessi e autorizzazioni all’attestazione di avvenuto pagamento al professionista incaricato; l’Ordine - di concerto con la Cassa - assumerebbe ruolo di controllo intermedio delle parcelle, assicurandone trasparenza e conformità. Si realizzerebbe così una fiscalità finalmente reale perché legata alle attività svolte e si eliminerebbe così anche la piaga dei “vecchi professionisti” che timbrano di tutto per pochi euro.
La discussione sulla riforma delle professioni nel nostro paese è in corso e necessita del nostro parere. Ci trovano d’accordo le ipotesi di: riduzione del termine del tirocinio, che non può durare più di un anno; l'introduzione di un equo compenso e la possibilità di fare stage anche nell'ultimo periodo del corso di studi; l'introduzione del concorso nazionale, per cancellare la cosiddetta realtà del “turismo concorsuale”; la riduzione della durata delle cariche all'interno degli ordini professionali e la loro limitata rinnovabilità; l'avvio di iniziative a sostegno dei giovani meritevoli che saranno aiutati dagli stessi ordini professionali ad entrare negli studi già avviati''. Sono invece ancora da mettere in luce e da regolamentare le attività riservate a determinate categorie professionali come gli Architetti, (Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) che affrontano la concorrenza sproporzionata di Ingegneri che possono spaziare dall’agroalimentare all’aerospaziale potendo nel contempo firmare progettazioni ad ogni scala.
Consideriamo, in conclusione, le proposte “operative” sopra esposte, in quanto gestibili direttamente dall’Ordine, in convenzione con i comuni, con gli altri ordini, con i Ministeri e tutti i possibili enti. Attività che, con l’obbiettivo della qualità architettonica e della correttezza dei rapporti e delle procedure, porterebbero ad una auspicabile trasformazione della professione, superando le accuse di “corporativismo e trasversalismo” che puntualmente ricadono sulle “caste” professionali, rimproverate di “difendere soprattutto le proprie posizioni di privilegio per pensare davvero ad ammodernare il sistema, a rendere il paese più competitivo, impedendo la definizione di una riforma organica del sistema professionale”. Riforma che appare necessaria e fondamentale per la maggior tutela degli interessi costituzionali del cittadino e per lo sviluppo del Paese.

Luciano Marini

martedì 9 giugno 2009

LA BELLEZZA E LA CITTA'

gentili colleghi,

siamo lieti di invitarvi all’incontro del 18 giugno c.a. sul tema de

“La bellezza e la metropoli tra utopia ed eresia”

L’iniziativa tende a cogliere l’enorme bisogno che in molti sentiamo di ricercare un senso per continuare ad occuparci con entusiasmo del nostro mestiere nonostante lo sfascio culturale in cui versa la nostra città.

I Relatori sono i seguenti:

Dario Giugliano, docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli

Francesco La Regina, architetto, docente di Restauro architettonico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II

Mario Persico, artista, Rettore dell’Istituto Patafisico Partenopeo

Antonio Vitolo, analista, Associazione Internazionale di Psicologia Analitica

Mimmo Grasso, poeta

Cynthia Penna Simonelli, curatrice e critico d’arte

Giacomo Ricci, architetto, docente di Tecnologia dell’Architettura, Università G. D’Annunzio Chieti - Pescara

modera: Antonio Fiore

sabato 9 maggio 2009

riceviamo da "edizioni CHIARELETTERE"


"Siamo lieti di comunicare che a partire da oggi, 8 maggio, è in libreria il libro di Oliviero Beha, I nuovi mostri, edizioni Chiarelettere, che nella robusta Appendice "Resistenze ai nuovi mostri" include il nominativo della sua Associazione. La ringraziamo per aver aderito al nostro invito volto a censire chi in Italia si impegna contro lo sfascio culturale e quindi politico e ?fa qualcosa? per evitare l'inabissamento del Paese.Ovviamente questo è soltanto un primo passo apparentemente "burocratico" cui dovrebbe seguire, in una sorta di gemmazione, la nascita di una rete nella Rete. Quindi mentre aspettiamo altre adesioni i nostri blog sono a disposizione per coordinare contatti e favorire incontri. Iniziative che ovviamente, grazie a questo elenco, potete già prendere per conto vostro.
Buon lavoro"
Lorenzo Fazio Direttore editoriale Chiarelettere



La scheda del libro


Le resistenze ai nuovi mostri - censimento delle associazioni

sabato 11 aprile 2009

DENSIFICAZIONE URBANA O SICUREZZA?

Antonella Palmieri, Fulvio Ricci

Sono mesi che si annunciano interventi di recupero del Centro storico, di riqualificazione di imponenti zone periferiche, progetti insomma che dovrebbero cambiare il volto di Napoli. E da settimane si discute del Piano casa come panacea della crisi attuale.

Sopraggiunge intanto una catastrofe di enorme proporzioni e dagli effetti devastanti, su tutto il patrimonio edilizio dell’Abruzzo, quello antico e quello recente ma anche su tutte le polemiche e gli annunci del “si farà”. Una catastrofe che ci addolora e ci coinvolge.

Non c’è nessuno tra di noi che non stia rivivendo il terrore dei fatti dell’80.

Perché non accada nuovamente da noi quello che è già accaduto, è necessario individuare un’unica priorità impellente: è indispensabile porre al centro di ogni azione che coinvolga il nostro territorio, la città storica e in generale il nostro costruito, il problema della sicurezza abitativa. Solo alla luce di questa centralità acquisteranno senso e completezza sia la riqualificazione del centro storico che quella delle periferie, sia la rottamazione degli edifici che la costruzione di nuove città.

Esistono per il nostro Territorio e a scala provinciale previsioni di densificazione urbana atta a rispondere alla richiesta di nuove abitazioni. Questi piani vanno a nostro giudizio subito ripensati.

In tessuti in cui la consistenza del costruito è già altissima, vedi i Comuni di Giugliano e Villaricca, e il sistema infrastrutturale è ampiamente sofferente, l’idea di intensificare dovrebbe andare in direzione della qualità piuttosto che verso la quantità. E la qualità urbana è fatta da infrastrutture e servizi, dal recupero dell’esistente, di un ambiente predisposto ad accogliere il nuovo.

Non si tratta del confronto tra ipotesi diverse di sviluppo e crescita del territorio: si tratta di ridurre i rischi nel caso di;

· nuove catastrofi che sappiamo imprevedibili;

· ulteriore accentramento edilizio;

· consumo di suolo;

· impoverimento del patrimonio architettonico;

· disgregazione sociale.

Il Piano casa appare alla luce di queste considerazioni uno strumento che deve acquisire sostanza prima di metri cubi. Si tratta di procedere alla verifica ed alla messa in sicurezza o all’abbattimento di ogni parte del costruito che desti preoccupazione. Poi e solo poi, anche subito poi, si potrà parlare di ampliamenti. In caso contrario avremo un ampliamento delle percentuali di rischio.

La nostra Città e il nostro territorio non può “permettersi” una nuova catastrofe. Sappiamo bene che questa volta non avremmo la forza di risollevarci. Troppo martoriato è il nostro tessuto economico, a brandelli la nostra fiducia, troppo poche le nostre capacità di resistenza.

Come tecnici abbiamo il dovere di mobilitarci subito, siamo anche noi allo stremo ma la responsabilità che ci lega al nostro lavoro, anche quello che non c’è più, ci impone di agire.

Che succede ad edifici di recente costruzione che si ripiegano su se stessi? Che succede ad ali di ospedali che crollano? Che tipologia di interventi si stanno progettando? Il nostro lavoro incide sulla vita delle persone ed abbiamo titolo per chiedere di essere ascoltati e per sollecitare ogni verifica.

Non occorre essere noti urbanisti né titolari di cattedre universitarie per riconoscere che il nostro apporto si è ridotto a quello di tristi giullari di corte.

Noi, come tecnici militanti che vivono ogni giorno la proprio professione sulle barricate di un mercato improbabile, poniamo con forza alle istituzioni il problema della città e delle periferie.

E un dovere degli Amministratori garantire la sicurezza ed è un dovere dei tecnici saper rispondere a tali esigenze. Se non si è in grado di farlo non si è politici né si è tecnici. Si è, appunto giullari di una corte potenzialmente assassina.

Antonella Palmieri

Fulvio Ricci

martedì 7 aprile 2009

RILANCIO DELL'ECONOMIA E METRICUBI


Una drastica semplificazione burocratica, 550 milioni per l'edilizia popolare e la costruzione di circa 5.000-6.000 alloggi. E' quello che sarebbe alla base del doppio piano casa annunciato dal govervo.

Le linee di azione sarebbero:

- Il piano, concordato con le Regioni prevede che le abitazioni saranno date in affitto con diritto di riscatto;
- Previsto un aumento delle cubature, pari al 20% e fino al 35%, delle costruzioni esistenti; -Prevista la possibilità di abbattere edifici vecchi (realizzati prima del 1989), non sottoposti a tutela, per costruirne nuovi con il 30% di cubatura in più. Qualora si utilizzino tecniche costruttive di bioedilizia o che prevedano il ricorso ad energie rinnovabili l'aumento della cubatura è del 35%; - Gli interventi dovranno rispettare le norme sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici e non potranno riguardare edifici abusivi; - Previsti sconti fiscali: il contributo di costruzione sugli ampliamenti sarà infatti ridotto del 20% in generale e del 60% se l'abitazione è destinata a prima casa del richiedente o di un suo parente fino al terzo grado; - Dovrebbero essere tecnici o professionisti a produrre le certificazioni di conformità con dichiarazioni giurate, che sostituiscono i permessi di costruzione e renderebbero più veloci e certe le procedure per le autorizzazioni paesaggistiche.

Il decreto attuativo del provvedimento dovrebbe essere approvato giovedì dalla Conferenza unificata, e a quel punto ci vorrà solo il varo definitivo alla prima riunione del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica).


Botte a Caldo:

Il Pd è contro la cementificazione, urla Franceschini; Bossi: "Alcuni ci credono molto io meno. Non ho capito a chi servono le case. Il rischio, secondo il senatore, è che si facciano «per darle agli extracomunitari». Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando tuona: "Resta il fatto che l'unico provvedimento fatto da questo Governo per l'edilizia è stato tagliare i 550 milioni per quella pubblica stanziati dal governo Prodi. Penso anche io che rilanciare l'edilizia sarebbe un volano utile e veloce, ma bisognerebbe ripartire appunto da quella pubblica, per la quale stanno investendo Regioni e Comuni. Non dimentichiamo che questo è il Paese dei disastri ambientali, dei condoni e dell'abusivismo e che le competenze urbanistiche riguardano in primo luogo i Comuni». Casini - Il piano potrebbe dare impulso al settore edilizio in grave crisi, ma deve essere conciliato con la tutela del territorio e deve salvaguardare le prerogative delle Regioni e degli enti locali in materia». Casini fa anche sapere di aver dato mandato al segretario del Lazio Luciano Ciocchetti, «esperto del settore», di approfondire con il governo i contenuti tecnici del provvedimento. Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, nonché della Conferenza delle Regioni dice: "una cosa è costruire corretti percorsi di semplificazione dentro regole certe, altro è destrutturare le forme di governo dell'edilizia. Ad esempio, dare la possibilità a chiunque di proporre ampliamenti del 20% del volume degli edifici esistenti, con una semplice autocertificazione, avrebbe conseguenze oggettivamente molto negative. Chiedo vi sia un confronto vero e serio su questa materia, nel pieno rispetto delle competenze dei vari livelli istituzionali, a partire da quello comunale". "Un'importantissima iniziativa sull'edilizia" che avrà "effetti eccezionali sulla casa". E' quanto ha annunciato ieri Berlusconi spiegando che con "ogni probabilità" il Piano casa sarà varato dal "prossimo" Consiglio dei ministri.


Toni pacati per i commenti, grazie.

Uè, ma la Colmata a che stà?

di Luciano Marini

Innanzitutto ci manca la voce di Aldo Commo che ogni giorno da queste colonne ci ripeteva questa domanda. Dopo la sua sparizione…il silenzio. Ma siamo fiduciosi, sentiremo presto parlare di lui.
Bagnoli: ricapitolando
Nel 1996 viene affidata la bonifica di Bagnoli alla Bagnoli SpA con una dotazione di 400 miliardi di lire. Dopo appena sei anni si constata che il suo bilancio è fallimentare: non ha bonificato le aree dimesse, non ha demolito i capannoni e non ha rimosso la colmata.



Nel 2002 la società viene sciolta senza che nessuno si sia premurato di dare conto pubblicamente di questi miliardi spesi per non fare nulla. Viene costituita la Bagnoli Futura di cui Casimiro Monti (già assessore dei Verdi) diviene Vice Presidente. Viene varato un nuovo piano che prevede la rimozione della colmata con una spesa di 80 milioni di euro.
Il 2002 e il 2003 se ne vanno nell'illusione di accaparrarsi la Coppa America di vela che invece va a Valencia.
Nessun problema. Rocco Papa, presidente di Bagnoli Futura, dichiara alla stampa (Repubblica 8.7.2006) che "la bonifica finirà nel 2011", venti anni dopo la chiusura dell'Ilva.
E siamo al 9 marzo 2007 quando l'ARPAC denuncia che "la bonifica è un fallimento, Bagnoli è inquinata al 90%". Nello stesso giorno si da la notizia che la colmata (definita nel 1996 dall’allora ministro dell'ambiente Edo Ronchi "una bomba ecologica") sarà portata a Piombino. Su Bagnoli Futura piovono pesanti critiche da tutte le parti e si evoca un suo commissariamento visti i costi scandalosi della bonifica che non hanno raffronti in Europa e nel mondo: 3 miliardi di lire per ettaro.
Il 24 febbraio 2009 si annuncia: Addio agli "studios" cinematografici e al porto canale. La Regione Campania si è ripresa i circa 20 milioni di euro destinati alla realizzazione dei «Napoli Studios» televisivi di Bagnoli, la Cinecittà napoletana. L'assessore al Turismo e a Beni culturali, Claudio Velardi, ha deciso di dirottare i fondi di competenza del suo assessorato su altri interventi «in grado - dice - di creare una reale ricaduta turistica sul territorio».
Sempre a febbraio il Tar boccia il Porto – Canale e tutto il Piano urbanistico esecutivo (Pue). Cuore del problema il porto canale sul quale la Soprintendenza ha espresso parere negativo. Questo, però, basta ai giudici amministrativi della prima sezione, per annullare la delibera del Consiglio comunale che ha approvato il Piano urbanistico esecutivo relativo all´ambito di Coroglio (la numero 40 del 2005) e quella che adotta il Pue (la delibera 240 del 2003).
Resta invece la colmata di materiali di risulta ex Italsider sulla linea di costa che sarà messa in sicurezza, cioè avvolta dal cemento, e spunta nuova edilizia per 225 mila metri cubi. La colmata, annuncia il vicesindaco, sarà la piazza per il Forum delle Culture 2013. Bagnoli anno zero. Tutto stravolto. Teatrino Bagnoli, recitano i giornali e Colmata Annunziata fa finalmente sentire la sua voce attraverso la penna di Mimmo Carratelli.

Marcia indietro
La colmata resta, gli Studios saranno rifinanziati. La giunta regionale della Campania il 7 di marzo, su proposta dell'assessore alle Attività produttive Andrea Cozzolino, approva la delibera di stanziamento per la realizzazione degli «Studios» nell'area di Bagnoli. Attraverso questo provvedimento, vengono messi a disposizione della società Bagnolifutura Spa 22,5 milioni di euro suddivisi in tre annualità, si legge in una nota, per riconvertire una parte del manufatto dell'ex Italsider in un polo multifunzionale a supporto delle attività delle imprese cinematografiche.
«Abbiamo messo a disposizione - afferma Cozzolino - le risorse necessarie per realizzare un progetto che anzitutto gli operatori del settore ritengono fondamentale per la crescita dell'industria cinematografica in Campania, in particolare per Napoli, una città che è essa stessa un grande set cinematografico a cielo aperto».
Si avverte inevitabilmente la mancanza di una visione generale, complessiva di tutto il waterfront napoletano. Da Vigliena a Baia, passando per la villa comunale e l’area ex Sofer a Pozzuoli. Una serie di interventi isolati non posso configurare un’area strategica e pregiata come sarebbe compito programmatico di una società civile attenta all’ambiente, alla salute, allo sviluppo, alla vivibilità.
Qualcuno però ha pensato “globalmente”. I Capitani della nautica napoletana hanno proposto porti turistici praticamente su tutta la costa, come se si preparasse un prossimo sbarco in Normandia di vacanzieri napoletani benestanti! Siamo seri, la diportistica va bene, va ascoltata ma non può prevalere su scelte urbanistiche condivise e soprattutto non può sostituirsi a chi ha compiti di pianificazione e di gestione.

Oggi come Oggi
Il comune, dopo il decreto concordato con il Ministero dell’Ambiente nel quale sono state adottate determinazioni conclusive, agirà su tre questioni:
a) gli esiti della caratterizzazione delle aree pubbliche dell’intero sito;
b) il progetto preliminare della rimozione della colmata e della bonifica dei fondali dell’area marino - costiera;
c) il progetto di bonifica con misure di sicurezza degli arenili a ovest del belvedere di Bagnoli.
Nel comunicato stampa della Giunta Comunale del 20/03/2009 si legge che solo “piccole porzioni di tali aree sono risultate inquinate con superamenti di legge e per quanto riguarda la falda con alcuni superamenti dei limiti per gli idrocarburi e i suoi derivati. Il Ministero dell’ambiente ha chiesto quindi l’adozione dei necessari provvedimenti di messa in sicurezza ed ha ordinato al Commissario di governo di redigere il progetto di bonifica”.
“Sulla vicenda della rimozione della colmata e della bonifica dei fondali, il Ministero ha ritenuto approvabile il progetto redatto per conto del Commissario di governo per le bonifiche, dal Provveditorato alle opere pubbliche della Campania.
Tale progetto prevede in sintesi:
la perimetrazione dei fondali marini da bonificare attraverso la costruzione di una barriera sottomarina (sette metri sotto il livello del mare) e la bonifica dei fondali marini, con il trasporto del materiale a Piombino;
la rimozione della colmata e del pontile sud, con trasporto del materiale a Piombino;
la ricostruzione della spiaggia per l’intero arco del golfo.
Per la realizzazione di quanto sopra, il cui costo è ben maggiore degli importi previsti dall’Accordo di programma Bagnoli-Piombino del 21 dicembre 2007, dovrà procedersi per stralci funzionali: il primo consiste nella costruzione della barriera sottomarina e nella bonifica dei fondali, da realizzarsi subito con i fondi già disponibili; il secondo relativo alla rimozione della colmata e alla ricostruzione della spiaggia, per la realizzazione del quale è necessario reperire le risorse necessarie stimate in circa 100milioni di euro.
Su tale terzo punto, quello riguardante gli arenili a ovest del belvedere di Bagnoli, il Ministero dell’ambiente ha chiesto un approfondimento istruttorio all’Arpac, all’Ispra e all’Istituto Superiore di Sanità.
Per l’esame delle questioni relative all’inquinamento delle aree pubbliche il Commissario di governo ha convocato una riunione con il Comune di Napoli, la Regione Campania, l’Asl Napoli 1, l’Arpac.
Nel corso della riunione, per un principio di massima precauzione, si è deciso che:
il Commissario di governo chiederà all’Istituto Superiore di Sanità apposita analisi di rischio sito specifica;
nel frattempo la Asl Napoli 1 verificherà l’eventuale necessità di adottare specifici provvedimenti di eventuale interdizione delle piccole aree inquinate collocate in strade o slarghi o aiuole spartitraffico;
il Comune a propria volta provvederà, in ogni caso, a mettere in sicurezza i tre punti specifici, dove sono stati rilevati inquinamenti della falda, probabilmente provocati da sversamenti abusivi o dalla presenza di residui di distributori di carburante dimessi e non da preesistenze industriali.
All’esito delle verifiche della Asl Napoli 1, che saranno condotte con ogni urgenza, qualora l’inquinamento rilevato dovesse presentare possibili conseguenze, verranno adottati i provvedimenti necessari.”
Questo il comunicato.
Appare confortante il ridimensionamento dei livelli di inquinamento riscontrati in alcune aree pubbliche, comprese le aiuole spartitraffico e della falda, ma appare preoccupante il silenzio sui dati ampiamente diffusi sulla presenza di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), in particolare nell’Area di Colmata a mare (per i dettagli guarda qui).
Si riparla di progetti preliminari, di analisi di rischio e monitoraggio, come se la problematica dell’inquinamento fosse ancora tutta da sviscerare.
Intanto a Bagnoli continuano a lievitare i prezzi degli immobili con la conseguente espulsione dei giovani e dei meno abbienti; sul lungomare flegreo è costante la paralisi del traffico e non osiamo immaginare cosa ci aspetta nei mesi estivi che sono alla porta. La miriade di localini aggrappati agli scogli e al costone tufaceo confermano la precarietà di un sistema economico che consuma risorse ambientali più che produrre ricchezza per la comunità.
Però, affacciandosi da discesa Coroglio si vede che alcuni cantieri vanno avanti e questo alimenta la speranza che questa volta gli interessi nascosti, i ritardi, le pastoie burocratiche, i processi di privatizzazione, non debbano prevalere sull’interesse pubblico e la riappropriazione collettiva.




SUPERSANTOS, il corto vincitore del Premio Ischia Corti d'Architettura, in attesa ... del premio!


PREMIO IN PALIO: IL CACHISSO D'ORO

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